Draghi cautelativamente ottimista in merito alla ripresa economica

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Nei giorni scorsi, alcuni banchieri avevano ipotizzato che la Banca centrale fosse pronta a ridurre le misure di accomodamento adottate per favorire la ripresa dell'Eurozona. E "se anche il presidente della Bce, Mario Draghi, sostiene la necessità economica di far crescere i salari, non ci possono essere più alibi: basta austerità, facciamo politiche espansive, riduciamo strutturalmente le tasse su salari e pensioni", ha ribadito il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. Quella comunicazione manterrà - ed è qui il vero scontro con i "falchi" guidati dalla Bundesbank che avevano parlato di una stretta prima di fine anno - il messaggio secondo cui i tassi potrebbero persino scendere ancora.

La ripresa "sta migliorando e guadagnando forza". Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

Draghi: niente rialzo dei tassi. L'Europa avrebbe bisogno di avere leader come Draghi.

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Sull'affascinante e variegato tracciato cinese tutti gli occhi saranno puntati su due piloti ovviamente. Di sicuro serve avere fiducia nella monoposto, non sono geloso, posso condividerla con altri uomini.

Le incertezze che avvolgono la politica europea nell'imminenza di elezioni importanti rendono molto improbabile che questi vuoti vengano colmati a breve. "L'occupazione e' cresciuta di oltre 4,5 milioni di unità e questo malgrado i diversi shock negativi emersi in quel periodo, non da ultimo il rallentamento delle economie emergenti e nuove tensioni nel settore bancario dell'area dell'euro", ha concluso.

L'euro sconta le parole 'accomodanti' del numero uno della Bce, e scende al minimo in tre settimane, attorno a $1,0640. Jens Weidmann della Bundesbank, tornato nel dibattito pubblico ieri a sottolineare che dal "quantitative easing" si deve uscire presto, a Berlino oggi difende il proprio dissenso "legittimo" dall'orientamento ancora espansivo di Draghi. La cautela lo invita ad affermare che l'istituto dovrebbe avere "una fiducia sufficiente", tale da poter avallare un cambiamento nella sua strategia. "Non abbiamo ancora prove sufficienti per alterare significativamente la nostra valutazione sulle prospettive d'inflazione", perciò "non vedo motivo per deviare dalle indicazioni che abbiamo dato sui tassi d'interesse e sugli acquisti di titoli". "Di conseguenza, una rivalutazione dell'attuale politica monetaria non è giustificata, in questo momento".

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