Budrio, Igor il russo nel mirino: avrebbe ucciso anche una guardia

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Ma è una questione logica, al momento non abbiamo nessun elemento e il soggetto continua a essere un ignoto identificato con un profilo di dna. Subito si pensa a Igor il russo, e i sospetti si avverano quando si ricollegano tutti i puntini che dall'omicidio del barista a Riccardina di Budrio portano Igor fino alla guardia ecologica Valerio Verri a Portomaggiore.

A Molinella, piccolo paese al confine bolognese con la provincia di Ferrara, la caserma dei carabinieri è diventata la base operativa dei militari per coordinare le ricerche. Sappiamo che è un personaggio pericoloso ma i carabinieri che sono impegnati qui sono preparati ad affrontarlo. Una conferma precisa che Ezechiele Norberto Feher sia proprio Igor l'ha fornita già il 30 giugno 2016, prima ancora degli omicidi, Ivan Pajdek, uno dei componenti della banda di Igor, in un interrogatorio condotto in carcere dal pm di Ferrara. Si tratta di don Antonio Bentivoglio, cappellano del carcere dell'Arginone, col quale Ezechiele-Igor aveva una amicizia. Agli animali, infatti, è stato fatto annusare il Fiorino abbandonato dal ricercato, con la speranza che possano fiutarne le tracce in un ambiente paludoso che è tutt'altro che semplice da scandagliare. Lui li ha visti ed è fuggito con un borsone. Prima ancora ci sono i crimini in patria. La sua pericolosità si evince dalle parole di Stefania Smanio, suo ex avvocato, che di lui ha detto: "Non ha bisogno di armi, è lui stesso un'arma". Altri lo descrivono come un "camaleonte" capace di adattarsi alle situazioni: che rapina e ruba per sfamarsi e poi va a vivere chissà dove, "laggiù fra le frasche". Non si è allontanato di molto da dove una settimana fa freddò Davide Fabbri.

Il killer di Budrio, Igor Vaclavic è braccato. Per tutta la notte le voci si sono inseguite: chi giura di aver sentito degli spari, chi afferma che avrebbe sparato anche a dei cani il cui abbaiare lo avrebbe potuto smascherare, chi ha visto elicotteri inseguirlo con i fari puntati lungo gli argini. Le ricerche, coordinate dalla stazione dei carabinieri di Molinella divenuta centro di comando di questa imponente caccia all'uomo, sono andate avanti senza sosta nella zona di sicurezza, un'area di circa 40 chilometri quadrati all'interno della quale operano solo i reparti speciali (i parà del Tuscania, i cacciatori di latitanti di Calabria e i Gis di Livorno).

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Il maggior pericolo è costituito dal regime nordcoreano e dai suoi misteriosi programmi di armamento, che minacciano paesi alleati degli Stati Uniti come il Giappone e la Corea del Sud.

Ma questo fantasma feroce, come dicono dalla procura, è anche decisamente furbo.

Vaclavic ha un curriculum criminale considerato fin dall'inizio compatibile quantomeno con la rapina della guardia giurata a cui è stata sottratta, a Consandolo, nel Ferrarese, la pistola calibro 9 (una Smith&Wesson argentata) utilizzata per l'omicidio di Budrio e probabilmente anche stasera.

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