E' morto il giornalista Piero Ottone

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Quando, il 2 giugno del '77, Montanelli viene gambizzato da due terroristi delle Brigate Rosse, il titolo in prima pagina del Corriere della Sera diretto da Ottone omette il nome del giornalista ferito.

Piero Ottone, scomparso all'età di 92 anni, ha sempre pensato e ha sempre detto che la giusta posizione del giornalista di fronte a quel che accade intorno a lui e nel mondo è quella dello spettatore, in omaggio al mestiere imparziale ammirato da sempre nella stampa anglosassone e un po' anche in quella francese di "Le Monde". La famiglia fa sapere che per volontà di Ottone non si celebreranno funerali. Contrasto che si concluse con il licenziamento di Montanelli, che poi fonderà Il Giornale.

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Pseudonimo di Pierleone Mignanego, Ottone era nato a Genova nel 1924. Innamorato del mare e della barca a vela, compie i primi passi a Il Corriere Ligure e, nel '45, a La Gazzetta del Popolo di Massimo Caputo.

Negli anni '50 passò al Corriere della Sera, come corrispondente da Mosca e inviato speciale, fino alla promozione a caporedattore. Tra i titoli più importanti si ricordano: Gli industriali si confessano (1965); Fanfani (1966); La nuova Russia (1967); De Gasperi (1968); Potere economico (1968); Giornale di bordo (1982); Le regole del gioco (1984); Il gioco dei potenti (1985); Il buon giornale (1987); Il tramonto della nostra civiltà (1994); Preghiera o bordello (1996); Saremo colonia? (1997); Vizi & virtù (1998); Gianni Agnelli visto da vicino (2003); Memorie di un vecchio felice (2005); Cavour (2011); Novanta. (Quasi) un secolo per chiedersi chi siamo e dove andiamo noi italiani, pubblicato nel 2014.

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