Chelsea, Terry dice addio dopo 22 anni: "Ma non smetto"

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Era il Chelsea degli italiani, quello con Vialli allenatore e Di Matteo, Zola e Casiraghi in campo. Venne svezzato da un grande vecchio come Marcel Desailly, dal quale ereditò, nel 2004, la fascia di capitano. Un trascorso pieno di gioie e trofei ma quel neo del 2008 dove il capitano dei Blues scivolò sul calcio di rigore che vale la Champions al Manchester United.

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Chi vota no alla sua riforma sta con i terroristi, con l'Europa , con l'Occidente con tutto ciò che vuole indebolire la Turchia . Le elezioni della Grande Assemblea Nazionale e del presidente si terranno contemporaneamente ogni 5 anni e non più 4.

Lo lascia dopo 713 presenze e la conferma arriva sia dal giocatore che dal club. Cose che, in un Paese che in passato si è sempre vantato della sua superiore levatura morale, sono e saranno sempre guardate con disprezzo. 22 anni di carriera con il Chelsea certo non potrà dimenticarli, ma non chiude la sua carriera nella capitale inglese. Un addio non al calcio giocato ma alla sua squadra che ultimamente non riesce a trovare spazio. Ha vestito in 78 occasioni anche la maglia della nazionale inglese, realizzando sei gol. Abbiamo avuto alcuni colloqui molto positivi, ma, dopo aver considerato tutto attentamente, ho deciso che è questo il momento giusto per lasciare. Deciderò sul mio futuro, a tempo debito, ma per ora sono impegnato ad aiutare la squadra a raggiungere gli obiettivi in questa stagione. Voglio ancora giocare, così cercherò una nuova sfida. Tutti i trofei che abbiamo vinto durante la mia permanenza li abbiamo vinti insieme. Probabilmente saranno gli Stati Uniti - Los Angeles Galaxy? - la sua futura destinazione, ma di certo non potrà essere cancellato l'apporto dato al club londinese dal 1995 ad oggi.

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