Borsellino, condannati all'ergastolo i boss Madonia e Tutino

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Ergastolo per i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, ritenuti responsabili della strage di via D'Amelio, e dieci anni per i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. Il processo è iniziato il 13 marzo 2013.

Lo stesso reato è stato contestato a Scarantino al quale, però, i giudici della corte hanno riconosciuto la circostanza attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse. I falsi pentiti sarebbero autori del clamoroso depistaggio che ha portato alla condanna, in un altro processo, di sette innocenti. "La sentenza - commenta l'avvocato Giuseppe Scozzola, difensore di parte civile di Gaetano Scotto - conferma con la concessione dell'attenuante a Vincenzo Scarantino, e cioe' che e' stato indotto nel suo falso pentimento, quanto i difensori non solo in questo processo ma essenzialmente nei due precedenti, hanno sempre sostenuto e cioe' che Scarantino non solo raccontava fatti non vissuti, ma che in cio' era stato indotto". I verbali di tutte le udienze sono stati trasmessi alla Procura di Caltanissetta. Scarantino nel corso di questo processo ha raccontato di essere stato picchiato, di avere subito pressioni psicologiche, di avere ricevuto dai poliziotti della Mobile pizzini e appunti su ciò che doveva rivelare e ritrattare. Ai familiari delle parti civili costituite - congiunti del magistrato ucciso e degli uomini della scorta - sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno.

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Per questo non può essere connotato ideologicamente neppure su questioni definite etiche. Ma, come Berlusconi , anche lei è il dominus nel Movimento a cui ha dato vita.

La strage di via d'Amelio nella quale perse la vita Paolo Borsellino, simbolo italiano della lotta alla mafia - al pari del collega Giovanni Falcone - resta un caso ancora del tutto aperto, a distanza di 25 anni.

Poi aggiunge: "La frase che le indagini sulle stragi di mafia non sono ancora finite, puo' destare certamente preoccupazione ma bisogna scoprire altre cose". Murana era parte civile al processo. "La Procura - ha aggiunto - dovrà adesso verificare le responsabilità di criminali al servizio delle istituzioni perché dietro il depistaggio ci furono anche apparati dello Stato".

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