Torino, arrestato un marocchino irregolare Istigava a compiere attentati contro i 'miscredenti'

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È stato arrestato nel pomeriggio un 29enne di origini marocchine - Mouner Elaoual - perché accusato di associazione finalizzata al terrorismo internazionale e istigazione a delinquere, dato che secondo gli investigatori che hanno seguito il caso era impegnato nella promozione nel nostro Paese di idee vicine alla propaganda jihadista.

L'uomo è coinvolto nell'attività di indagine per la prevenzione e il contrasto del fenomeno dei cosiddetti "foreign fighters" e "lone wolves", che nel mese di settembre 2016 era stato individuato come residente in Italia.

L'inchiesta è stata condotta in collaborazione con l'Fbi, che aveva fornito informazioni su un soggetto attivo in una chat room sul social network Zello con il nickname "Ibn Dawla7" ("figlio dello Stato" inteso come Stato Islamico). Su una chat aveva inoltre esternato la volontà di pianificare a sua volta un attentato terroristico nel nostro Paese ed era alla ricerca di altri sodali per la sua realizzazione.

Lo sviluppo delle informazioni raccolte aveva quindi permesso di localizzare l'indagato a Torino "e di avviare un'intensa attività d'indagine".

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Si trattava proprio di Mouner El Aoual, che promuoveva sul web l'ideologia del Califfato islamico e istigava a compiere attentati contro i "miscredenti", come li definiva, giustificando e inneggiando i recenti attentati commessi in Germania, Svezia e Francia.

L'uomo è stato poi localizzato a Torino, e il fascicolo processuale inizialmente coordinato dalla Procura di Roma è stato trasferito per competenza territoriale nel capoluogo piemontese. L'uomo utilizzava infatti utenze telefoniche intestate a terze persone italiane, riuscendo a non destare sospetti anche tra le persone che lo ospitavano benché fossero al corrente dei suoi orientamenti radicali. "Evviva Abu Bakr Al Baghdadi, io giuro fedeltà a lui in tutte le situazioni - scriveva ad esempio lo scorso febbraio -". Il canale 'Zello' conta attualmente moltissimi sottoscrittori, che possono liberamente entrare nel gruppo, fruire dei contenuti di matrice jihadista e ascoltare le notizie sullo Stato Islamico diffuse all'interno del canale, partecipando al processo di radicalizzazione.

La rilevanza di tali documenti, prosegue la Procura di Torino, "è ravvisabile già dai titoli degli stessi, come ad esempio: "Disposizioni sull'omicidio di volontari e servi del Cristianesimo", che contiene citazioni della rivista "Rumiyah" circa l'uccisione di preti cristiani o "Dal potere al potere", a sostegno dell'IS o ancora "Lo stato islamico e il suo Califfato moderno". Dalle Indagini è anche emerso che il marocchino in rete condivideva manuale di combattimento e di propaganda jihadista ed anche un video nel quale viene mostrato al nuovo jihadista, come uccidere i miscredenti con i coltelli, come avvicinarli e sorprenderli e come fabbricare esplosivi rudimentali.

"Soggetto estremamente pericoloso" - Il giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza di custodia cautelare ha parlato del presunto aspirante terrorista come di un "soggetto estremamente pericoloso".

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