Pil, confermate previsioni di crescita. E migliora il nostro deficit

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Alle sue spalle un'immagine poco gradevole per il nostro Paese: nelle slide proiettate sullo sfondo, sulla mappa della crescita attesa per il 2017, l'Italia spicca come l'unico Paese colorato di verde scuro, tonalità che segnala i Paesi che crescono meno dell'1%.

Sono le cifre essenziali sui conti pubblici, per quanto riguarda l'Italia, delle Previsioni economiche di primavera che la Commissione europea ha pubblicato oggi a Bruxelles. Nella zona euro dovrebbe scendere al 9,4% nel 2017 e all'8,9% nel 2018, toccando il livello più basso dall'inizio del 2009, grazie all'aumento della domanda interna, alle riforme strutturali e ad altre politiche governative in alcuni paesi che incoraggiano la creazione di numerosi posti di lavoro.

Bruxelles afferma che l'Unione Europea (UE) vede una "crescita salda" che continuerà a "ritmo stabile" con un PIL rivisto al rialzo per l'eurozona all'1,7% per il 2017, e invariato all'1,8% per il 2018.

Il rapporto disavanzo pubblico/Pil e il rapporto debito lordo/Pil dovrebbero entrambi ridursi nel 2017 e nel 2018, sia nella zona euro che nell'Ue. L'Eurozona in media dovrebbe crescere dell'1,7%. "Le nostre previsioni indicano un deficit nominale del 2,2 nel 2017 contro il 2,4% del 2016 e un peggioramento dell'avanzo primario pari allo 0,2% circa del Pil". Per l'Ue la crescita stimata è dell'1,9% sia quest'anno che l'anno venturo, come nel 2016. Continua la tendenza al ribasso della disoccupazione che però resta elevata in molti paesi. Tuttavia "la fotografia e' molto diversa da Stato membro a stato membro, con migliori performance nelle economiche che hanno attuato riforme strutturali piu' ambiziose", ha spiegato Dombrovskis.

"L'Europa sta entrando nel quinto anno consecutivo di crescita - ha sottolineato Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari - sostenuta da politiche monetarie accomodanti, da una solida fiducia delle imprese e dei consumatori e da un miglioramento del commercio mondiale".

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Vengono giudicate "credibili" le misure contenute nella manovrina, pari allo 0,2% del Pil, considerate in grado di contenere la crescita del deficit strutturale, anche se - per effetto di altri fattori - il valore assoluto resta inchiodato al 2% del Pil per il 2017.

La Commissione europea si preoccupa dell'instabilità politica a pochi mesi dalle prossime elezioni. Per l'Italia il dato resta invece fermo allo 0,9%, che è superiore allo 0,8% stimato dal Fondo monetario, ma inferiore all'1,1% inserito dal governo nel Def. "L'incertezza politica e il lento adeguamento nel settore bancario - scrive Bruxelles - rappresentano rischi negativi per le prospettive di crescita". Questi beneficeranno anche dei bassi tassi di interesse e dell'estensione degli incentivi fiscali prevista dalla legge di bilancio 2017.

Secondo Bruxelles, i rischi legati alle incertezze globali sono "più equilibrati" rispetto all'inverno, ma si stanno riducendo.

Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, che includono il cosiddetto Quantitative Easing, "il Consiglio direttivo ha confermato l'intenzione di condurre gli acquisti netti di attività, al nuovo ritmo mensile di 60 miliardi di euro, sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione".

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