Salvini: "Nostra battaglia per Italia" La gente urla a Bossi: "Fuori, fuori"

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Lo ha detto Matteo Salvini, segretario della Lega Nord al congresso federale di Parma.

Ma qualcuno deve pur dirlo all'indomito Bossi che il tempo delle cene di Arcore è finito e che la linea della Lega si decide in via Bellerio e non a casa Berlusconi. Alleanza che tuttavia resta una strada in salita anche per il governatore della Lombardia Roberto Maroni: "Centrodestra unito?" La base leghista avrà pure il diritto di dire basta ai giochetti dei vertici, ai passi di tango avanti e indietro con Silvio, alle intese sottobanco col collante del tifo condiviso per il Milan, agli aumma aumma della tribuna autorità di San Siro. Quindi, dopo le 13, del segretario Matteo Salvini. La platea del congresso federale riunito a Parma è divisa in spicchi: chi agita i cartelli blu con la scritta "Salvini premier", chi sventola le storiche bandiere con Alberto da Giussano, chi fischia sonoramente quando un delegato pronuncia la parola secessione, chi grida "fuori, fuori" quando al microfono parla Bossi.

Orizzonte nazionale, non solo 'nordista', e cori 'Fuori, fuori' contro Umberto Bossi. L'emergenza al nord, ma soprattutto al sud, è il lavoro.

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"Non siamo il partito delle correnti, non abbiamo speranziani, dalemiani marziani e vesuviani: c'è la Lega, punto". Bossi mi insultava 15 anni fa, e quindi può farlo anche oggi.

Nonostante le tensioni e le minacce dei giorni scorsi, il senatur non abbandonerà la Lega, per ora, anche se continua a criticare un partito che "pensa sempre meno al Nord". "Questa e' la tua famiglia, questa e' la tua casa", dice, rivolto all'anziano fondatore. Non ha i soldi neanche per badare a se stesso, impensabile che possa aiutare il Sud. Se non è più la Lega Nord se è la Lega Sud, probabilmente non mi interessa un cazzo. "Accetto il vaffanculo di Bossi, ma non di chi cerca di imitarlo senza aver fatto quello che ha fatto lui", dichiara Salvini. Lo critica da mesi, ha sostenuto Fava alle primarie, e il giorno della consultazione ha minacciato di lasciare il Movimento in caso di vittoria di Salvini.

Ma gli impegni elettorali non finiscono qui.

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