Agguato mafioso a Palermo, ucciso il boss Dainotti

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Il boss Giuseppe Dainotti, 57 anni, è stato infatti ucciso con un colpo di pistola alla testa in via D'Ossuna, nel quartiere Zisa.

La vittima sarebbe stata affiancata, mentre era in bicicletta, da due uomini in moto, che gli avrebbero esploso contro diversi colpi di pistola.

Il nome di Dainotti era in una lista di "condanne a morte" programmate dal clan Porta Nuova nel 2014. Le modalità dell'agguato rendono praticamente certa la matrice mafiosa del delitto. Una "guerra di mafia" che i carabinieri avevano sventato con un'operazione del 2014.

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Noi in questa settimana ci siamo detti con i giocatori: 'Se avessimo la possibilità di firmare il nome sarebbe Chievo Chievo' . Anche nelle ultime partite sarà così. "Se loro vogliono prendere questo posto vuol dire che io devo essere più bravo di loro".

L'arresto del padrino di Porta Nuova, Alessandro D'Ambrogio, aveva riacceso gli animi all'interno di Cosa nostra. In quell'operazione furono arrestati in otto.

Dainotti era ritenuto un esponente di spicco di Cosa nostra e fedelissimo del capomafia Salvatore Cancemi.

L'ultimo omicidio di mafia a Palermo risale a tre anni fa, quando fu ucciso il boss Giuseppe Di Giacomo, che secondo i piani del fratello avrebbe dovuto assassinare proprio Dainotti. Giuseppe Dainotti, oltre che per l'omicidio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e dei carabinieri Morici e Bommarito, era stato condannato, tra l'altro, pure per una rapina miliardaria messa a segno nel 1991 al Monte dei Pegni. Sul fascicolo aveva scritto "fine pena mai", ma i suoi legali videro accolto un loro ricorso alla Consulta nel quale si sosteneva che per una legge del 2000 (una riforma del codice di procedura penale nella legge Carotti) doveva scontare trent'anni e non l'ergastolo.

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