Omicidio di mafia a Palermo: ucciso il boss Giuseppe Dainotti

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Era stato condannato all'ergastolo ed era tornato libero nel 2014 dopo circa 25 anni di carcere.

Il boss era stato scarcerato nel 2014, con molte critiche e contestazioni, per un'accusa di mafia. "In strada non c'era nessuno", ha detto una donna tunisina che abita in via D'Ossuna ai microfoni dell'Ansa.

Il boss stava pedalando in sella alla sua bicicletta in via d'Ossuna, nel quartiere Zisa, e procedeva in direzione via Papireto. Sul posto diverse volanti della polizia, la Scientifica e i reparti cinofili. Erano le 7:50, i miei figli da pochissimo erano usciti. Era stato condannato, oltre per omicidio, anche e per la rapina miliardaria al Monte dei Pegni nel 1991. Qui si sparano sempre i fuochi d'artificio a qualunque ora. Dainotti era un esponente molto importante di Cosa nostra, era stato il braccio destro del capomafia della Cupola Salvatore Cancemi. Una "morte annunciata" tenuto conto che proprio il fermo di chi lo aveva condannato a morte aveva scongiurato l'omicidio. Gridava 'zio Peppino zio Peppino'.

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Un fatto inquietante anche se apparentemente slegato dal contesto degli eventi che in questi giorni porteranno migliaia di ragazzi a Palermo per ricordare le figure di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti di scorta. Per questo i carabinieri avevano ripreso a monitorarlo, fino al momento del nuovo arresto, avvenuto a novembre 2011, quando fu eseguito un ordine di custodia cautelare nei confronti di 36 persone, ritenute appartenenti ai clan di San Lorenzo, Passo di Rigano e Brancaccio. "L'intervento si è reso necessario per scongiurare l'inizio di una faida tra famiglie mafiose per il controllo del mandamento di Porta Nuova".

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