Mafia, a Palermo 2 cortei raggiungono l'albero di Falcone

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Ha perso la vita il 23 maggio 1992, con la strage di Capaci, attentato messo in atto sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo del piccolo centro palermitano.

Oltre all'autista giudiziario Giuseppe Costanza, riuscirono a sopravvivere gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello.

Ed invece, anche da quei fatti sono passati troppi anni per la capacità di memoria degli Italiani; quel clima d'impegno collettivo è da tempo cessato, tutti sono tornati ad accudire i loro personali interessi. Srotolati dal ponte più alto della Splendid, messa a disposizione dalla GNV per l'evento, due striscioni con le foto dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. "Le stragi del '92 sono il frutto di una mafia che va allo scontro diretto con le istituzioni". E' cambiata così com'è cambiato l'identikit del mafioso.

Eppure, si tratta di una testimonianza doverosa, oggi più che mai. Un racconto a metà tra narrazione, scrittura teatrale e documentario che si svolge nei luoghi dei due magistrati. Tantissime persone con il proprio umile esempio favoriscono il ripristino della legalità e testimoniano come si possano smuovere le montagne pur essendo piccoli e gracili, ma forti nella volontà e perseveranti nelle azioni buone quotidiane.

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La giornata di commemorazione si è conclusa alle 17. All'incontro è presente anche Maria Falcone, autrice con Monica Mondo del libro "Giovanni Falcone - Le idee restano", che ha ricordato i giorni successivi alla strage di Capaci. "Pur conoscendo centinaia di colleghi bravissimi, da magistrato devo purtroppo riconoscere che non ci sono stati altri come Falcone e Borsellino".

"Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso".

"'La mafia al nord e' realta', basta omerta". Ma, ribadisce il capo dello Stato, "la paura e la sfiducia non hanno avuto la prevalenza". Mi disse: "Lei non deve fare domande, ma deve rispondere, io in questo momento sono il Giudice, quello che deve arrivare alla verità sulla morte di suo fratello". Il problema è allora un'altro: "capire di quale Mafia stiamo parlando - ha affermato Costanza - Hanno addossato la colpa alla delinquenza locale, hanno preso la manovalanza, ma la mente credo che si debba ancora scoprire".

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