Strage di Londra: quel terrorista di 22 anni con madre italiana

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Un semplice zaino era l'unico bagaglio che il futuro terrorista aveva con sé. Zaghba era nato a Fez nel gennaio 1995 da padre marocchino e madre italiana e, come riporta l'edizione on line del Corriere della Sera, fu fermato all'aeroporto di Bologna nel marzo 2016 mentre cercava di prendere un volo per la Turchia e poi raggiungere la Siria.

I genitori di Zaghba avevano vissuto per un po' insieme in Marocco e quando si sono separati la madre era rientrata in Italia per stabilirsi in provincia di Bologna.

Quel che è certo è che dopo il fermo di marzo 2016, ogni volta che Youssef è tornato in Italia è stato monitorato. La madre italiana, convertita all'Islam, credeva che il giovane fosse a Londra per lavoro, ma alcuni sospetti l'avevano colta già all'epoca del fermo a Bologna: implorò gli inquirenti di non farlo partire perchè era molto preoccupata per alcuni inquietanti discorsi che aveva preso a fare. Gli sono stati sequestrati il passaporto e il telefonino. Nessuna notizia, infine, di Socaine Drz, la cui zia, Hatice Bodur, ha condiviso una foto del giovane e ha chiesto agli amici di entrare in contatto con lei se lo hanno visto. Butt viveva al piano terra degli Elisabeth Fry Apartments con sua moglie e due figli piccoli.

Londra, polizia: 12 persone arrestate in raid a Barking
E stamane, un raid antiterrorismo nel quartiere di Barking ha portato al fermo di cinque persone, tra cui una donna . "Non possiamo e non dobbiamo far finta che le cose possano continuare così", ha detto parlando a Downing Street.

"Abbiamo sempre controllato le amicizie e verificato che non si affidasse a persone sbagliate", ha detto.

Si allunga, nel frattempo, la polemica politica a distanza tra il sindaco di Londra e il presidente americano. Intanto in Gran Bretagna, ad urne aperte, è sempre polemica sulla sicurezza, che pesa come un macigno sul voto, in particolare sulle informazioni che Roma avrebbe passato a Londra relative a Youssef. "Gli fu sequestrato l'apparecchio, ma non c'erano, secondo il Tribunale del riesame, i presupposti per ravvisare la sussistenza di un reato e ne ordinò la restituzione, e non si è potuto esaminare integralmente il contenuto di questo apparecchio informatico".

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