Salute, 12 milioni di italiani non si curano per motivi economici

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Il Rapporto è stato presentato a Roma, a Palazzo Colonna, in occasione del Welfare day 2017, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Favaretto e Marco Vecchietti, rispettivamente presidente e consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute, e Giuseppe De Rita e Francesco Maiett, presidente e responsabile dell'Area Politiche sociali del Censis. E l'area della "sanità negata" continua ad espandersi: nell'ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente).

In questo quadro solo il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da una situazione sempre più difficile attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto di lavoro o dalla propria azienda o stipulata individualmente, rispetto alla quasi totalità dei francesi (circa il 97,5%) e a più di un terzo dei tedeschi (oltre il 33%).

E mai come in questo periodo storico questa asserzione è vera: nonostante l'Italia sia ancora un paese assistenzialista, che garantisce le prestazioni sanitarie di base agli indigenti, allo stesso tempo sempre più italiani sono costretti a rinunciare alle cure per motivi economici.

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I dati Censis confermano l'aumento delle persone che si rivolgono alla sanità privata per la propria salute, con una spesa che nel 2016 ha raggiunto i 35.2 miliardi di euro, con un aumento del 4.6% negli ultimi tre anni. E 1,8 milioni di persone sono entrate per curarsi nell'area della povertà, ovvero sono diventati dei "salute impoveriti". Sistemi sanitari locali sempre più divaricati, opportunità di cura per i cittadini sempre più differenziate. "Dobbiamo prendere atto che oggi abbiamo un universalismo sanitario di facciata, fonte di diseguaglianze sociali, a cui va affiancato un secondo pilastro sanitario integrativo per rendere il nostro Ssn più sostenibile, più equo e veramente inclusivo".

L'impatto delle spese sostenute di tasca propria è più forte al Sud, dove il 53,8% dei cittadini ha sperimentato difficoltà economiche per curarsi. Di questi 12,2 milioni di contribuenti, 2/3 sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, donne e non autosufficienti. Si aspetta troppo, si deve pagare il ticket, così molti cittadini rinunciano in partenza e pagano a tariffa intera nel settore privato.

Un altro tema delicato sono le attese: per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l'attesa arriva a 142 giorni. In Francia, nello stesso periodo, è cresciuta dello 0,8% e in Germania del 2% all'anno. Per una colonscopia l'attesa media e' di 93 giorni 6 giorni in piu' rispetto al 2014, ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109. Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni, al Sud sono necessari 111 giorni. Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (+8 giorni rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro. Più si invecchia, più si deve mettere mano al portafoglio per pagarsi le cure: considerando 100 la spesa sanitaria privata pro-capite degli italiani, per un anziano si arriva a 146. Al Sud pero' i soddisfatti sono solo il 47,3%, mentre sono il 60,4% al Centro, salgono al 76,4% al Nord-Ovest e arrivano all'80,9% al Nord-Est. Un'alternativa è quella di creare un modello "multipilastro" che valorizzi pubblico, privato e sanità integrativa per garantire e ampliare la copertura assistenziale restituendo sicurezza a tutti i cittadini.

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