Omicidio Yara, Bossetti contro il pm

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Condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio di Yara Gambirasio, tredicenne scomparsa nel novembre 2010, Massimo Bossetti, muratore di Mapello, dovrà ora difendersi in appello. Qualcosa che ha fatto perdere la testa a Bossetti.

Camicia bianca e jeans, dimagrito, si è accomodato dentro la gabbia, il posto riservato ai detenuti. Massimo Bossetti sbotta in aula. Tre file di sedie sono riservate alla stampa, poco meno di cento i curiosi ammessi che continuano a dividersi tra colpevolisti e innocentisti che scrutano Bossetti, seduta accanto ai suoi avvocati.

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Il legale ha chiarito, inoltre, che come da programma anticipato dai giudici alle parti domani ci saranno la lettura della relazione del processo di primo grado e poi l'intervento del sostituto pg. Uno di questi ha a che fare proprio con una fotografia satellitare scattata sul campo di Chignolo il 24 gennaio 2011. In primo grado, la donna era stata dichiarata colpevole e le erano stati inflitti 30 anni di reclusione. "È una richiesta che sottende accuse gravissime ai nostri carabinieri - ha detto in aula il magistrato -". E' "oltre i limiti del grottesco" pensare che si sia costruito un Dna: "Non c'era nessun interesse a incastrarlo". La corrispondenza tra Ignoto 1 e Bossetti per l'accusa è totale, nessun dubbio nonostante la difesa marchi come anomalia il fatto che il Dna mitocondriale (indica la linea materna) non corrisponda all'imputato. "Per quanto riguarda la ricostruzione della responsabilità - ha proseguito il Pg - non si può obiettare nulla". "Dice idiozie", ha gridato il carpentiere alzandosi in piedi. Il muratore di Mapello è stato ammonito dal presidente Enrico Fischietti. Nelle scorse ore, l'attenzione si è concentrata su quelle che saranno le mosse della difesa dell'uomo.

È stata anche riproposta la dinamica del rapimento di Yara. La sua attrazione per le adolescenti, per l'accusa, "non contrasta con la personalità dell'imputato". La difesa però non si è arresa di fronte a quelle che sono sembrate prove schiaccianti e ha così chiesto che il caso venga riesaminato per i seguenti motivi, come riporta Giallo. "In questo tipo di reati - ha concluso - la confessione è molto rara". Il Pg Martani ha trovato da ridire anche sull'eccessiva presenza dei media al processo, dicendo che avrebbero procurato una spettacolarizzazione inutile. Si tornerà in aula il 6 luglio per le arringhe dei difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

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