Catania, blitz antidroga: ventisei arresti

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Dalle prime ore del mattino è in corso a Catania e provincia una imponente operazione del comando provinciale che vede impegnati oltre 200 carabinieri. Questi soggetti sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell'attività di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi ed altro. Il blitz è il proseguo di indagini del Reparto Operativo dell'Arma che hanno permesso in due anni di disarticolare il gruppo di Andrea Luca Nizza, latitante arrestato il 15 gennaio 2017, che era riuscito a creare un "cartello" della droga con il monopolio di "piazze di spaccio" in diversi rioni della città, acquisendo sempre più consenso nella famiglia Santapaola, anche per i rilevanti guadagni che procurava al clan.

C'è un intero quartiere, a Catania, che baserebbe la propria economia sul traffico di droga. Scoperto un "giro" di narcotraffico da 40 mila euro a settimana. I bambini, secondo la ricostruzione dei magistrati, venivano utilizzati come schermo per eludere controllo delle forze dell'ordine. Le intercettazioni ambientali hanno anche consentito di appurare come l'alternanza delle figure apicali, inevitabile a seguito degli arresti che si susseguivano, portava gli affiliati a porsi immediatamente alle dipendenze al nuovo responsabile.

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È uno spaccato inquietante quello che viene fuori dall'inchiesta denominata "Doks" che a Catania ha portato all'arresto di 53 persone, con in testa Salvatore Fiore, 50 anni, e i fratelli Angelo e Arturo Mirenda, 53 e 56 anni, mentre una è ancora ricercata.

Gli investigatori, avrebbero ricostruito la struttura del gruppo, le posizioni di vertice ed i ruoli degli affiliati nell'ambito del sodalizio malavitoso, e veniva anche ricostruito l'ingente volume di affari illegali del clan nei settori delle estorsioni e rapine ai danni di imprenditori e commercianti, e del traffico di sostanze stupefacenti. Il capo della Procura carmelo Zuccaro, ha sottolineato anche che per quanto riguarda le estorsioni, "non abbiamo potuto contare sulla collaborazione delle vittime nonostante già avessimo manifestato loro il fatto che eravamo a conoscenza dell'estorsione in corso".

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