Usa pronti a guerra preventiva contro Pyongyang

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Ieri, sabato, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha adottato all'unanimità una risoluzione con la quale si inaspriscono le sanzioni contro la Corea del Nord.

Anche la Cina, dopo una sostanziale posizione di neutralità tenuta nei confronti del rapporto Trump- Kim Jong-un, si è resa conto della pericolosità bellica rappresentata dagli esperimenti nucleari della Corea del Nord.

Decisivo per l'ok alle sanzioni è stato l'accordo con la Cina, principale alleato e partner commerciale di Kim-Jong-un. R. McMaster, in un'intervista alla 'Msnbc'. Ma adesso siamo davvero alla stretta finale.

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Tillerson ha sottolineato che la decisione dell'Onu di inasprire le sanzioni contro la Corea del Nord è la prova che la comunità internazionale è unita contro la minaccia balistica di Pyongyang e nel suo obiettivo di denuclearizzare la penisola coreana. Dal punto di vista del presidente è intollerabile. Naturalmente dobbiamo fornire tutte le opzioni per rispondere. La Cina, attraverso i suoi organi ufficiali, ha risposto che "La Cina non ha nessun potere nella politica di un Paese sovrano, e sul suolo della Corea del Nord non esiste né una base militare cinese né un solo soldato cinese".

Continua il pericoloso gioco sul filo del rasoio, una lunga partita a scacchi che se sfociasse in una guerra tra la Corea del Nord e l'America non stupirebbe nessuno. II rappresentante del governo Putin ha però espresso un duro "messaggio" contro i rivali d'Oltreoceano, relativo ovviamente alle ultime sanzioni: "queste azioni, compresa la confisca illegale delle nostre proprietà diplomatiche dello scorso dicembre, non potevano essere lasciate senza risposta". "Il miglior segnale che la Corea del Nord può dare per dimostrare che è pronta a negoziare con gli Stati Uniti è di interrompere i lanci missilistici", ha detto Tillerson a Manila: "Sarebbe il primo e più forte segnale" da parte di Pyongyang, ha insistito. "Me lo ha detto lui di persona, e gli credo", ha confidato il senatore repubblicano Lindsey Graham ai colleghi di Today.

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