Redford e Fonda ambientalisti a Venezia: "Salviamo il pianeta"

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A celebrare la doppia assegnazione del Leone d'Oro alle luminose carriere di Robert Redford e Jane Fonda, arriva Fuori Concorso a Venezia 74 la nuova produzione originale Netflix che ha per protagonista la storica coppia, già vista insieme ne "La caccia" di Arthur Penn, "A piedi nudi nel parco" di Gene Saks e "Il cavaliere elettrico" di Sidney Pollack, e simboli della New Hollywood "liberal" e di una delle stagioni più felici e dinamiche del cinema statunitense.

Da alcune fonti, pare che lei durante la lavorazione di A piedi nudi nel parco fosse davvero innamorata di Robert, nonostante foste entrambi impegnati... E poi Redford ribadisce: "Volevo fare un altro film con Jane prima di morire". "E' stato divertente baciarlo a vent'anni e adesso ribaciarlo a quasi ottanta". Voglio bene a Robert e lo ammiro come attore, regista e produttore, e credo che abbia un grande impatto nel cinema americano e internazionale.

Le Nostre Anime di Notte non è certamente un prodotto che cambierà la storia del cinema: è semplicemente un film genuino nella forma e onesto nei contenuti, ma anche estremamente dolce nel messaggio che intende veicolare con assoluta purezza, mostrando tutta la bellezza e la semplicità di due vite ad un punto di svolta, sulla scia dell'abusata formula narrativa "it's never too late". Non nego di aver avuto fantasie su di lui" ammette l'attrice, scatenando un esilarante siparietto. "Non lo sapevo.

Redford interpreta Louis Waters mentre Jane Fonda è Addie Moore, due vicini di casa che decidono di passare del tempo insieme, spinti dalla loro condizione solitaria.

Assalto a portavalori sull'A12, in manette commando del foggiano
Fondamentali per le indagini anche le immagini girate dalle telecamere di sorveglianza e alcune testimonianze. Colpi, alcuni, andati a buon fine, altri invece non riusciti come quello lungo la A12.

Ma Le nostre anime di notte non obbedisce a logiche precise, vive di una propria luce che non imprigiona né i personaggi né tanto meno la narrazione, che interpreta senza giudizi la libertà individuale di due persone che scelgono di non ricoprire la propria vita con la solitudine, ma di distinguersi, ridestandosi dal torpore che li aveva isolati per anni.

Non sempre si è il genitore che si vorrebbe essere, ma se hai l'opportunità di avere una seconda chance con il proprio figlio allora questo supera sicuramente l'amore per un uomo. C'è amore, connessione, contatto e lavoro.

So cosa vuole il mio corpo e non si ha più paura nel chiedere ciò che si desidera. Senza dimenticare che il film parla di speranza e del fatto che se si è coraggiosi e si ha fiducia si può diventare ciò che si dovrebbe anche se sono passati gli anni e non è accaduto in precedenza. Nessuno dei due figli dei protagonisti sembra troppo propenso ad accettare questa filosofia, come se inevitabilmente le giovani generazioni dovessero "praticare l'errore", coltivare lo sbaglio, per poi dolersene in età matura.

Ho usato l'aggettivo "cinematografico", ma soltanto a noi qui al Lido è stato concesso di osservare i solchi scolpiti sul volto di Redford e la chioma ancora fluente della Fonda sul maestoso schermo della Sala Grande. E Redford abbozza sorridente: "No mai, c'è altro che deve uscire qui in conferenza stampa?".

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