Roma, Raggi: "L'Atac resti pubblica"

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I privati non offrono una risposta immediata ai problemi strutturali ed economici della municipalizzata, non preservano il servizio ma lo rendono vulnerabile, sofferente e facile preda di chi punta solo a fare cassa. Il cda, prosegue la nota, ha inoltre affidato "l'incarico di advisor finanziario e industriale alla societa' Ernst Young, di supporto alla procedura di soluzione della crisi". Così la sindaca Virginia Raggi sul suo profilo Fb dopo il via libera del Cda di Atac alla procedura di concordato preventivo.

Per risollevare la crisi e trovare una soluzione rapida, il Cda dell'Atac, "ha individuato nel concordato preventivo in continuità la migliore soluzione alla crisi della società". Il concordato preventivo, un accordo con i creditori sotto l'egida del tribunale, è la linea che si andava già delineando per salvare l'azienda capitolina. "Oggi abbiamo compiuto il primo passo concreto per il risanamento e rilancio della società", ha dichiarato il presidente e ad di Atac, Paolo Simioni. Al contrario, si tratta dell'ennesimo tentativo di tenere in vita artificialmente per qualche anno una realtà che è di fatto fallita da tempo. Secondo Raggi, "si avvia un percorso di rinnovamento totale dell'azienda di trasporti di Roma con un obiettivo chiaro: migliorare le linee, rinnovare la flotta degli autobus, la metropolitana; ridurre i tempi d'attesa; dare ai cittadini i servizi che meritano; tutelare i dipendenti onesti". Poi una rassicurazione: "Mettiamo in opera uno strumento per trasformare radicalmente l'azienda e che mira a tutelare i livelli occupazionali". Nonostante i numeri diversissimi: Aamps conta circa 300 dipendenti e aveva un debito a fine 2014 di 49 milioni; Atac ha 11.600 lavoratori e un debito di 1,35 miliardi.

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E' quanto sostiene il governo di Pechino , che invita alla moderazione dopo il nuovo lancio di un missile balistico. Pochi minuti dopo è arrivato un secondo messaggio: "Un missile nordcoreano ha sorvolato questa zona".

Per l'occasione il sindaco grillino ha sollevato con due mani la falce e il martello, rispolverando l'armamentario retorico di un Mario Capanna qualsiasi contro il demone profitto e le sue logiche sottese, per dimostrare le buone ragioni di una scelta che "lascia Atac in mano pubblica, in una buona mano pubblica". "Non credete alla propaganda di chi vuole far fallire questa azienda". "Il tutto, naturalmente, a discapito dei cittadini, che in nome della supposta necessita' di salvare un'azienda si ritroveranno nuovamente a dover scontare un servizio che da inefficiente è ormai diventato in pratica inesistente". Noi abbiamo scelto: l'azienda deve rimanere di proprietà dei romani.

Cedere ai privati non è la soluzione, non è la cura per Atac.

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