Draghi: su Qe discussione "preliminare"

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Una mossa che serve anche a frenare la corsa dell'euro e con cui la Bce attende una schiarita sulle mosse della Fed, che si riunisce il 19 e 20 settembre e sulle cui prossime scelte potrebbe pesare di più l'influenza di Donald Trump, specie dopo le dimissioni odierne del vice di Janet Yellen, Stanley Fischer. Draghi ha chiarito che il rafforzamento della moneta unica spiega gran parte del ribasso delle aspettative d'inflazione nell'Eurozona calcolate dallo staff della Bce, che le ha abbassate all'1,5% per il 2017, all'1,2% per il 2018 e all'1,5% per il 2019 (quanto alla crescita, Francoforte ha alzato le stime 2017 al 2,2% dall'1,9%; +2,3% invece l'aumento del Pil nel secondo trimestre, su base annua, secondo Eurostat).

La necessità di muoversi con cautela, in generale per evitare effetti avversi dei mercati e, più di recente, accresciuta dagli apprezzamenti dell'euro sul dollaro, che indirettamente agiscono come una sorta di inasprimento monetario, rende prudenti gli stessi analisti e le banche d'affari nelle loro previsioni.Non è scontato che domani si vedano annunci concreti. La possibilità di aumentare il Qe non era scontata: diversi investitori si aspettavano che tale opzione venisse esclusa dalla Bce per segnalare l'avvicinarsi della fine del programma.

La cosa certa è che il Consiglio dei Governatori ha iniziato a prendere in considerazione lo sviluppo della politica monetaria da mettere in atto l'anno prossimo, ma con una discussione "molto, molto preliminare", ha precisato Draghi. L'inflazione nell'Eurozona deve ancora mostrare segnali convincenti di un rialzo sostenuto. Su questo aspetto, che dovrebbe iniziare nel corso del 2018, ora l'attenzione si sposta sulla imminente conferenza stampa del presidente Mario Draghi.

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Con una politica monetaria dunque che rimane ancora accomodante senza tappe di rientro all'orizzonte, le Borse europee continuano in positivo.

Queste decisioni, quelle di oggi e quelle che arriveranno, si inseriscono in un contesto in cui la ripresa economica "è solida e distribuita" ma in cui l'inflazione è ancora troppo bassa.

Qualunque indicazione sui tempi è preziosa. I bond acquistabili non possono superare il 33% dei titoli emessi da ciascuno Stato; il totale acquistato per ciascun paese non può superare, in proporzione, la sua partecipazione nel capitale della Bce.

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