Delitto Noemi: tre molotov contro la casa del fidanzato, reo confesso

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Un omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà dai futili motivi.

Continua il giudice affermando che "tale labilità fisica non può portare in ogni caso a ritenere in questa fase che L. M. non fosse pienamente incapace d'intendere e di volere nel momento in cui ha commesso l'azione delittuosa".

Gli inquirenti cercano di capire se la confessione dell'omicidio di Noemi Durini fatta dal 17enne corrisponda alla verità. "Si è liberato mio figlio".

Il ragazzo è rimasto in silenzio durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale dei minori Ada Colluto, che entro domani deciderà se convalidare il fermo per omicidio volontario.

Parigi, bloccato ed evacuato un aereo in decollo per Londra
I veicoli della polizia e dei vigili del fuoco hanno circondato l'aereo dopo le segnalazioni di una " minaccia diretta ". Poi, intorno alle 11.30, la situazione è tornata alla normalità: si sarebbe trattato di un falso allarme.

Prima le urla disperate del padre di Noemi contro il papà di Lucio, da lui accusato di aver avuto un ruolo nella tragica fine della figlia, poi le tre molotov lanciate l'altra notte contro l'abitazione della famiglia del fidanzato e assassino reo-confesso della sedicenne di Specchia. "Ho sbagliato, potevo uccidermi e avrei evitato questo casino", sarebbero state le parole dette ai Carabinieri dopo averli portati dove era nascosto il corpo di Noemi. Mentre la madre chiede giustizia per ciò che è stato fatto a sua figlia.

Sull'omicidio di Noemi è al lavoro anche la Procura ordinaria di Lecce che ha indagato il papà del diciassettenne per concorso in sequestro di persona e occultamento di cadavere.

Il fidanzato preleva Noemi dalla propria abitazione ed insieme si allontanano, avviando un percorso che li condurrà prima ad Alessano e successivamente, a Novaglie per poi giungere a Santa Maria di Leuca, passando per la litoranea. Gli avvocati del 17enne di Montesardo, Luigi Rella e Paolo Pepe, si sono opposti alla convalida poiché, a loro dire, "non ci sono i presupposti del pericolo di fuga".

Nessuna conseguenza, quindi, ma l'attentato intimidatorio prova però come la 'guerrà in atto tra le due famiglie abbia raggiunto livelli altissimi. "Quella sera volarono talmente tante manate tra me e mio padre che svenni e loro chiamarono il 118", avrebbe scritto il 17enne raccontando il primo dei tre Tso a cui sarebbe stato sottoposto.

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