Caso ultras, Agnelli condannato a 1 anno di inibizione

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È arrivata la tanto attesa sentenza circa i rapporti tra la Juventus, nella persona del presidente Andrea Agnelli, ed alcuni ultras ritenuti vicini all'ambiente della 'Ndrangheta. Per Andrea Agnelli anche un'ammenda personale da 20mila euro, mentre un'ulteriore multa da 300 mila euro è stata inflitta al club bianconero. La Juventus dovrà invece pagare un'ammenda di 300mila euro.

Le vicende contestate, che per il tribunale non sono stati fenomeni sporadici e occasionali, definiscono quello che la Figc ha definito "vero e proprio 'modus operandi' di una delle Società più blasonate a livello europeo per un lunghissimo arco di tempo", modus terminato per aver saputo "delle attività di indagine della Procura della Repubblica di Torino". L'avvocato del presidente Agnelli, Franco Coppi ha dichiarato di voler assolutamente fare ricorso dopo la sentenza in primo grado per il suo assistito. Ora non possiamo nascondere la delusione. "Certamente presenteremo appello, ora parlerò della sentenza con il mio collega Chiappero e con il presidente Agnelli". L'esistenza, comunque, delle condizioni citate ha portato il segretario della Commissione parlamentare antimafia Marco Di Lello (Pd) a difendere una volta di più la decisione di ascoltare, lo scorso maggio, Andrea Agnelli: "Anche se non sono mai contento di una condanna, anche il tribunale della Federcalcio ha accertato un fatto".

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"Sono parzialmente soddisfatto perché siamo riusciti a provare la colpevolezza di tutti, ma i fatti sono talmente gravi che meritavano sanzioni maggiori". Su questo punto il Tfn però chiarisce: "Agnelli era ignaro in merito alla peculiarità illecita di Rocco Dominello, presentatosi ai suoi occhi come deferente tifoso ma non già come soggetto incline alla pericolosità sociale". "Credo sia utile la valutazione di un'altra corte - ha aggiunto - tenendo presente che le risorse derivanti dal bagarinaggio sono andate alla criminalità organizzata, e questo è gravissimo".

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