Sequestro a Taranto, Cementir: piena correttezza nostro operato

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Sequestro della centrale Enel Federico II di Cerano, della Cementir di Taranto e di una parte dell'Ilva di Taranto, 31 dirigenti indagati per traffico illecito di rifiuti.

Il provvedimento è stato disposto dal gip del tribunale di Lecce su richiesta della Procura del capoluogo salentino alla quale è stato applicato anche un magistrato delle Procura di Taranto. Con tale sistema, contesta la Dda di Lecce, Enel non soltanto avrebbe risparmiato sui costi di smaltimento delle ceneri pericolose, ma avrebbe addirittura guadagnato con la vendita di quei materiali a Cementir, che li avrebbe impiegati per produrre cemento altrettanto pericoloso.

"Secondo la nostra ricostruzione e da quello che emerge dalle intercettazioni, i dirigenti Enel sapevano della circostanza" che le ceneri inviate alla Cementir per la produzione di cemento non erano in regola, ha detto il procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone De Castris. Per lo stabilimento di Taranto della "Cementir" la facoltà d'uso è subordinata alla prescrizione di cessare l'approvvigionamento di ceneri dalla centrale brindisina, nonché di impiegare solo ceneri leggere conformi alla vigente normativa; dei parchi loppa con i materiali ivi stoccati, dei nastri trasportatori e delle tramogge di pertinenza dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto subordinato alla prescrizione di procedere alla gestione della loppa come rifiuto secondo gli obblighi previsti dalla normativa. "Lo sapevano anche perché l'impianto preposto allo stoccaggio delle ceneri pericolose c'era, e la cosa secondo noi più grave è che non venisse utilizzato".

Il trucchetto dei finti poveri: percepivano l'assegno sociale, ma risiedevano all'estero
Gli assegni ricevuti indebitamente da soggetti formalmente residenti in provincia di Latina ammontano a circa 21mila euro. La sospensione e la revoca dei pagamenti consentirà un concreto risparmio annuo pari ad oltre 2,6 milioni di euro.

L'operazione delle Fiamme Gialle, denominata "Araba Fenice", è partita da un sequestro penale eseguito cinque anni fa, di due aree dello stabilimento Cementir di Taranto, illecitamente adibite a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali originati dall'adiacente stabilimento siderurgico Ilva. "Per quanto riguarda la loppa, il suo utilizzo nella produzione del cemento è ammesso e disciplinato da un'autorizzazione Integrata Ambientale, cui Cementir Italia si è sempre attenuta". Questa condotta "illecita", sostengono i magistrati, ha di fatto "trasformato una voce di costo aziendale legata allo smaltimento di rifiuti in una fonte di introiti per Enel rappresentato dal prezzo corrisposto da Cementir per la somministrazione delle ceneri".

Sequestrati dunque per equivalente saldi attivi di c/c, quote e/o partecipazioni azionarie, depositi, titoli, crediti, beni mobili registrati ed immobili del profitto dei reati contestati a Enel Produzione per complessivi 523 milioni e 326 mila euro, riferiti al periodo settembre 2011 - settembre 2016. In particolare la "loppa d'altoforno", venduta dall'Ilva è risultata "contaminata" da rifiuti eterogenei (scaglie di ghisa, materiale lapideo, profilati ferrosi, pietrisco e loppa di sopravaglio) che ne inficiano la capacità di impiego nell'ambito del ciclo produttivo del cemento. Enel ha replicato con una nota dicendo che "l'azienda confida che nel corso delle indagini potrà dimostrare la correttezza dei propri processi produttivi e presterà ogni utile collaborazione alle Autorità inquirenti".

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