Ilva, i sindacati chiedono l'intervento del Governo

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Nella lettera scritta ai sindacati si chiarisce che per i 10mila lavoratori non vi sarà "continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità", ciò vuol dire che i nuovi contratti rientreranno nell'alveo del Jobs act con la perdita delle garanzie dell'articolo 18. "Si parla quindi - aggiungono i due sindacalisti - di 4mila esuberi, distribuiti in tutti i siti; per gli assunti ci sarà un nuovo contratto di lavoro, rinunciando quindi all'anzianità di servizio e all'integrativo aziendale e determinando in tal modo un taglio salariale consistente e inaccettabile". I dirigenti del gruppo sono 45.

I dipendenti non assorbiti da Am potranno comunque essere utilizzati dalla procedura per l'attuazione del piano ambientale, come è stato ricordato dai commissari di Ilva nelle scorse settimane (per chi non sarà impiegato in queste attività è previsto il ricorso a un periodo di Cigs per un arco di tempo equiparato alla durata del mandato dei commissari).

In base al piano sarebbero assunti ex novo circa 10.000 lavoratori (tra i quali 7.600 a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi Ligure e 160 a Milano) che l'azienda selezionerà previa accettazione delle condizioni imposte, con sottoscrizione di verbale di conciliazione tombale.

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La reazione della Fiom alla lettera è stata rabbiosa: ArcelorMittal è definita "arrogante e inaffidabile" dal segretario generale Francesca Re David all'unisono con il segretario per la siderurgia Rosario Rappa, tanto che "per la Fiom non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale". "Occorre un segnale forte del territorio, a tutti i livelli, poichè Ilva non resti un "problema" dei soli lavoratori e delle loro famiglie, ma di tutta la collettività ionica e dell'intero Mezzogiorno - concludono i sindacati - ora o mai più è necessario il fronte comune dei lavoratori e dell'intero territorio". Per un totale di 9.600 addetti. Se questo è l'atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti - denuncia la Fiom Cgil - il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell'indotto. Per le società controllate sono previsti 160 dipendenti in forze a Ism, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia. "La Fim Cisl rigetta con forza gli esuberi previsti su Cornigliano, con azioni di mobilitazione dei lavoratori".

Regione Liguria e Comune di Genova in una nota congiuntadefiniscono il progetto "particolarmente inaccettabile per lo stabilimento di Genova-Cornigliano, alla luce dei sacrifici già affrontati dall'impianto industriale e dai lavoratori, conseguenti all'accordo di programma del 2005 con cui fu decisa la chiusura dell'area a caldo".

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