Marchio Dove accusato di razzismo, costretto a ritirare campagna pubblicitaria

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Una campagna "profondamente ignorante", qualcuno ha scritto su Twitter, prendendo le distanze dall'idea portata alla ribalta su Facebook da Naythemua: donna nera, make-up artist di professione, che l'ha ripubblicata per dimostrare come in America il colore della pelle sia discriminante.

Ma ormai la frittata era fatta e Dove ha comunque ritirato la campagna, con tante scuse a chi si sia ritenuto offeso.

Il problema è che la donna è di colore, si toglie la camicia e voilà, ecco che diventa una donna bianca. In esso c'erano tre ragazze con asciugamani con la scritta prima sopra la prima ragazza che era nera.

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Il conduttore, infatti, ha vinto tantissimi riconoscimenti e ha intervistato grandi nomi della politica italiana e della cultura. E' del 1980 l'ideazione de " Il processo del lunedì " che viene considerato il primo talk show sul mondo del pallone.

Neanche il ritiro dello spot però è servito a placare le accuse di razzismo visto che, sempre attraverso i social, alcuni utenti hanno segnalato precedenti analoghi per la Dove, oggi parte della multinazionale Unilever e uno dei tre marchi di prodotti per la pulizia del corpo più popolari al mondo. Una schermata è rappresentata da un gruppo di quattro immagini dell'annuncio che mostrano solo la donna nera che si trasforma magicamente in una donna bianca. Miracoli del sapone Dove, contro cui si è scagliata l'opinione pubblica, che ha giudicato ingiurioso lo spot comparso sui social.

Dove ha tentato di rimediare rimuovendo dalla pagina Facebook l'immagine incriminata. Non è infatti la prima volta che la Dove viene tacciata di razzismo per le sue pubblicità. Anche allora in sequenza: la nera a sinistra, la bruna al centro e la bionda e bianca a destra.

Nel 2015, invece, Dove era finita al centro di una polemica per aver stampato su una crema solare la dicitura: "per tutte le pelli, da normali a scure".

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