VIDEO Yara, Appello: prova DNA contro Bossetti granitico

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Il movente che ha spinto Massimo Bossetti a uccidere Yara Gambirasio "può essere circoscritto nell'area delle avances sessuali respinte, della conseguente reazione dell'aggressore a tale rifiuto, unita al sicuro timore dello stesso di essere riconosciuto per aver commesso nei confronti della ragazza qualcosa di grave".

E ancora: "È un momento di grande apprensione per noi". Un elemento che da solo ha "piena valenza di prova, senza ombra di ragionevole dubbio". La donna ha anche ribadito che continuerà a chiedere che venga effettuato un nuovo esame del Dna: "Continueremo a chiederlo fino a quando avremo fiato in corpo per gridare che mio figlio è innocente".

"Crediamo alla giustizia, e confidiamo nella Cassazione, soprattutto per capire chi è stato davvero a fare del male a quella piccola creatura di Yara", conclude Ester Arzuffi.

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Ester Arzuffi continua a difendere suo figlio, Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio. Quest'ultimo ha bazzicato nella zona della palestra dove si allenava la ragazzina, aspettando di intercettarla dopo la sua uscita. Un delitto aggravato dalla crudeltà e dalla minore età della vittima. Questo aspetto è chiarito nelle motivazioni della sentenza, dove viene descritta - come riportato da Il Giorno - "un'indole malvagia, priva del più elementare senso di umana pietà", che ha colpito più volte, con azione prolungata, "vigliaccamente e senza alcun segno di ravvedimento" con l'intento di vederla soffrire.

All'origine del delitto c'è dunque "una finalità dai contorni sessuali", secondo i giudici bresciani che in un passaggio delle 371 pagine di motivazioni spiegano: "Yara è sparita mentre stava andando a piedi a casa ed è stata trasportata nel campo di Chignolo immediatamente dopo essere stata aggredita e dopo essere stata fatta salire su un mezzo di trasporto con la costrizione o con l'inganno". L'unico punto di appoggio della difesa è rappresentato dall'assenza del dna mitocondriale dell'imputato, che però non individua non il singolo individuo ma la linea di ascendenza materna.

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