Estorsine, ex calciatore Miccoli condannato a tre anni e sei mesi

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Questa mattina, a Palermo, ha preso il via l'ultima udienza del processo a carico di Fabrizio Miccoli, ex Capitano della squadra rosanero. Secondo la Procura, l'ex bomber rosanero, tra il 2010 ed il 2011, avrebbe incaricato il suo amico Mauro Lauricella, il figlio del presunto mafioso della Kalsa, Antonino, detto "U Scintilluni", di recuperare 12 mila euro che sarebbero stati vantati da un suo amico per una vicenda legata alla gestione della discoteca "Paparazzi" di Isola delle Femmine.

Al centro dell'inchiesta alcune intercettazioni che avrebbero coinvolto l'ex calciatore nella lunga parentesi siciliana: "Gli diamo diecimila euro a loro e due te li tieni tu", avrebbe detto Miccoli a Lauricella.

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Nel luglio del 2016 il collegio della seconda sezione aveva assolto entrambi dall'accusa di estorsione aggravata con l'aggravante del metodo mafioso: solo la condanna ad 1 anno per Lauricella, sospesa con la condizionale, per violenza privata. La Procura di Palermo aveva chiesto 4 anni di carcere per Miccoli, presente alla lettura del dispositivo pronunciato dopo circa otto ore di camera di consiglio.

In una prima fase, il sostituto procuratore Maurizio Bonaccorso, che ha diretto le indagini, aveva chiesto l'archiviazione del fascicolo, ma il Giudice per le indagini preliminari, Fernando Sestito, aveva invece disposto l'imputazione coatta e da qui la richiesta di rinvio a giudizio per il calciatore salentino, formulata lo scorso novembre. Adesso siamo al paradosso che viene condannato il presunto mandante di un'estorsione, mentre il presunto esecutore è stato assolto da questa accusa. Ha cessato la sua attività calcistica per quella frase. La frase su Falcone - "Quel fango di Falcone" - è ancora ben viva. "Lui è completamente estraneo ad ogni accusa e cercheremo di dimostrarlo nel processo d'appello". Il riferimento era al magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992, mentre faceva ritorno a Palermo. "Non sapevo di cosa si trattasse e mi sono poi disinteressato". "Io a Mauro ci credevo, come persona e come mio amico, al di là di quello che poteva essere il padre". "Io questo ho pensato, cioè che uno ha il papà così, ma il figlio è totalmente diverso", spiegava Miccoli.

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