Origine in etichetta: OI Pomodoro Nord Italia, una tutela in più

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Se queste fasi avvengono in paesi differenti potranno essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: "Paesi UE", "Paesi NON UE", "Paesi UE e NON UE" (come avviene ora per l'olio extra vergine).

Il Governo introduce in via sperimentale il nuovo sistema di etichettatura per i derivati del pomodoro, sulla scia delle norme già in vigore per pasta, riso e prodotti lattiero caseari.

"Rafforziamo il lavoro fatto in tema di etichettatura in questi mesi - ha dichiarato il Ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina -. Soprattutto in filiere strategiche per le produzioni agricole italiane come quella del grano, del latte e dello stesso pomodoro, ciò significa anche riequilibrare i rapporti di forza all'interno delle singole filiere, evitando altresì moltiplicazioni abnormi del prezzo dei prodotti dal campo alla tavola, per offrire qualità elevata dell'agroalimentare a prezzi equi".

L'etichettatura d'origine del pomodoro si estenderà dalla passata a tutti gli altri derivati.

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L'obbligo dell'etichetta d'origine consentirà - rileva la Coldiretti - di valorizzare il prodotto italiano in una filiera, quella dei derivati, che rappresenta uno dei fiori all'occhiello dell'export Made in Italy, con le vendite all'estero che hanno superato nel 2016 il valore di 1,5 miliardi di euro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

È quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare positivamente l'annuncio del decreto per l'etichetta d'origine. "Prodotto che viene poi spacciato nel mondo come tricolore in concentrati e sughi". "Il risultato è che dalla Cina si sta assistendo ad un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione". I pomodori di provenienza cinese rappresentano circa il 15% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco.

Un'esigenza anche dinanzi a rischi alimentari - spiega la Coldiretti - in una situazione in cui sono stati 2.925 gli allarmi scattati nell'Unione Europea con la Turchia che è il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276), seguita dalla Cina (256) e dall'India (194). Salse, concentrati e passate devono contenere informazioni riguardo a dove il pomodoro è stato coltivato e dove è stato trasformato. "I consumatori, al contrario, hanno pieno diritto di sapere cosa mangiano perché l'origine dei prodotti modifica le scelte economiche degli utenti" sottolinea infatti Rienzi.

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