Zaia pronto a collaborare con la Lombardia per trattare l'autonomia

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E' quanto assicura Luca Zaia durante la conferenza stampa all'indomani del referendum che ha sancito una vittoria schiacciante dei sì all'autonomia di Lombardia e Veneto. E il caso, pardon, il risultato di Milano, come e dove lo mettiamo se non fra la conferma che i milanesi innanzitutto non si sentono automaticamente lombardi, ma, soprattutto, sono pragmatici e pratici, dunque abituati a misurarsi con l'Italia e con l'Europa, e nella misura in cui Milano si sente protagonista, altrettanto non pensa e non vuole essere coinvolta possedendo una dinamica più da Città-Stato che da capoluogo della Lombardia. "Il terzo comma dell'articolo 116 è stato introdotto proprio per questo, per consentire alle Regioni a statuto ordinario l'autonomia differenziata, perché la Lombardia non è la Basilicata e il Veneto non è il Piemonte". E infatti il governatore ha subito evocato lo statuto speciale anche per il Veneto. Il Governatore lombardo Maroni sembra molto contrariato dallìiniziativa di Zaia fino quasi a lasciar intendere una separazione netta delle strade fin qui intraprese.

Il sottosegretario agli affari regionali Gian Claudio Bressa annuncia di essere "pronto ad aprire una trattativa per definire le condizioni e le forme di maggiore autonomia". Salvini si è mostrato abbastanza preoccupato per il cambio di strategia adottato dal Veneto.

Come già detto in precedenza, Maroni si è detto assolutamente sorpreso e spiazzato dalla richiesta che è stata avanzata da Zaia.

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"Sono passate poco più di 24 ore dal referendum e il Presidente Luca Zaia con un colpo di mano cambia le carte in tavola e ripropone il trattenimento dei 9/10 delle risorse ed il Veneto Regione a Statuto Speciale, del tutto incurante dei limiti posti della Corte Costituzionale che aveva bocciato entrambi questi quesiti referendari". Non sa se si tratti di vicende interne alla Lega o solamente per mostrare i muscoli.

Roberto Maroni, parlamentare per 5 legislature, due volte ministro dell'interno e per per ben 5 anni ministro del lavoro e delle politiche sociali, sa bene che non si va da nessuna parte: sa bene che un'eventuale indipendenza sarebbe una catastrofe di proporzioni inaudite per la sua regione e che i margini per il discorso fiscale sono risicatissimi, ma almeno è tornato a vestire i panni dello statista, dato che quelli di presidente della sua regione evidentemente gli stanno stretti.

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