Il primo incontro di papa Francesco

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La visita si è conclusa con lo scambio dei doni. Il Papa si è quindi diretto all'arcivescovado di Yangon nella residenza che lo accoglierà nel corso della sua permanenza in Myanmar. Un viaggio che si annuncia difficile.

Ha partecipato anche un sacerdote della Chiesa del Myanmar ma in qualità di semplice traduttore.

E invece c'è stato un doppio cambio di programma: il Pontefice si è trovato davanti non solo il capo dell'esercito ma altri quattro dignitari della nomenclatura militare che ha governato per anni con pugno di ferro l'ex Birmania. Insomma fin dal primo giorno del viaggio il Papa si è imbattuto nelle contraddizioni birmane. Bisogna sottolineare che l'incontro è stato molto breve, circa 15 minuti. Il Papa ha donato al generale la Medaglia del viaggio apostolico, mentre il generale ha regalato al Papa un'arpa a forma di barca e una ciotola di riso decorata.

Perché Francesco ha accettato?

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La risposta è che Francesco si fida del consiglio del cardinale Bo, (primo cardinale del Paese che ha una piccolissima minoranza cattolica, scelto da Francesco in persona nel 2015 come porpora delle serie del mondo ). I militari hanno inoltre il controllo di molta parte dell'economia del Paese, anche a causa di meccanismi corruttivi sviluppatesi nei decenni della dittatura, cominciata nel 1962.

"La grande maggioranza della popolazione in Myanmar non crede al racconto internazionale degli abusi contro i rohingya e al loro esodo verso il Bangladesh", ha spiegato all'Agence France Presse Richard Horsey, analista indipendente che vive in Myanmar.

Il papa, secondo programma avrebbe dovuto vedere prima la leader del paese, tenuta a lungo agli arresti domiciliari dalla Giunta militare, Aung San Suu Kyi.

Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto da un ministro delegato del presidente della Repubblica. Il rapporto era stato commissionato da Aung San Suu Kyi, che nelle settimane scorse ha visitato il Rakhine e nei giorni scorsi ha firmato un protocollo con il Bangladesh per il rientro dei profughi, ma il cui silenzio pubblico sulla vicenda è stato molto criticato. "Si è parlato della grande responsabilità delle autorità del paese in questo momento di transizione", ha reso noto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke.

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