"Tentato omicidio": in manette il capo ultras della Juventus

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Loris Grancini è da tempo un personaggio di spicco all'interno della galassia del tifo organizzato bianconero. I carabinieri hanno fermato l'uomo perché condannato in via definitiva per un tentato omicidio con l'aggravante dell'uso di un'arma da fuoco risalente all'ottobre del 2006.

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Washington ha ribadito poi il suo appello a Pechino: "Alla Cina non chiediamo di fare favori a noi o altri". Per il consigliere USA, il regime di Pyongyang è la maggiore immediata minaccia per gli Stati Uniti.

Per i giudici, Grancini fu "il mandante" mentre Romeo, condannato a nove anni con rito abbreviato, l'esecutore materiale che sparò due colpi di pistola contro Massimo Merafino dopo una lite davanti al bar 'Los Hermanos', in zona viale Monza. Successivamente Grancini è stato accusato di aver minacciato e ferito con una coltellata al polpaccio un amico di Merafino, Antonio Genova, aggredito davanti a un bar ritrovo di tifosi juventini affinché non testimoniasse contro di lui. Secondo gli inquirenti, Grancini sarebbe legato a Cosa Nostra e alla cosca calabrese dei Rappocciolo. Il quotidiano la Repubblica scrive che il nome del capo ultras compare anche in altre due indagini: una relativa al suicidio di un capo ultras a Torino e l'altra sulle presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nel marketing juventino. Nel luglio scorso è stato indagato dalla Procura di Milano per tentata estorsione nei confronti del titolare di una società di eventi sportivi.

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