Un italiano su tre a rischio povertà o esclusione sociale

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Nel 2015, in particolare, "la crescita del reddito è stata più intensa per la quinta parte più ricca della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata". Metà delle famiglie residenti in Italia invece percepiscono un reddito netto non superiore a 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014).

Lo afferma il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana-Possibile ed esponente di Liberi e Uguali Giulio Marcon commentando la ricerca Istat sulle condizioni di vita dei nuclei familiari italiani.

All'aumento della disuguaglianza si accompagna l'aumento di chi si trova in situazioni di povertà o estremamente precarie. Secondo il rapporto Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie pubblicato oggi dall'Istat, nel 2016 gli italiani a rischio di povertà o esclusione sociale sono 18.136.663 (il 30%), in crescita rispetto al 2015 (28,7%) e al 2008 (25,5%, con 3.054.663 italiani a rischio povertà in più rispetto all'anno d'inizio della crisi). Tra loro c'è sia chi sfiora la soglia della povertà (il 20%), sia le famiglie gravemente deprivate (12,1%), sia quelle a bassa intensità lavorativa (12,8%).

Le persone in grave difficoltà - sottolinea ISTAT - supera di 5.255.000 unità rispetto agli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020. Inoltre, l'Istat rileva che il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015).

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L'Italia, peraltro, presenta una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei. Distribuzioni di reddito più diseguali di quella italiana ci sono in altri paesi dell'area mediterranea, come Portogallo, Grecia e Spagna, mentre distribuzioni di reddito più eque ci sono in Slovacchia e in Slovenia, come pure in Repubblica ceca, Finlandia e Belgio. Si stima infatti che il 46,9% degli abitanti sia a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 25,1% del Centro, 21,0% del Nord-ovest e il 17,1% del Nord-est. E questo significa che si sta allargando sempre di più la forbice tra i poveri e i più benestanti del Paese. "La disoccupazione, infatti, rappresenta uno dei fattori decisivi nella determinazione della condizione di povertà, anche se, purtroppo, non è l'unico".

"Le misure di contrasto alla povertà devono essere accompagnate da politiche di welfare efficaci - si riporta dunque -, oltre che da azioni mirate ad incrementare l'inclusione nel mondo del lavoro".

Le persone povere hanno bisogno non solo di un sostegno economico ma anche morale.

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