Perquisiti fiancheggiatori di Messina Denaro Trenta indagati per favorreggiamento

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Dall'alba di questa mattina, duecento agenti della Squadra Mobile di Palermo e del Servizio Centrale Operativo, coordinati dalla DDA, stanno effettuando decine di perquisizioni nella zona di Castelvetrano (TP), paese del boss, e nei comuni vicini. Matteo Messina Denaro è latitante dal 2 giugno del 1993 quando sparì per scampare al mandato di arresto che gli grava sulla testa.

L'ultimo processo che sta subendo si sta svolgendo a Caltanissetta, imputato perché mandante della strage mafiosa di via D'Amelio a Palermo, quella che il 19 luglio del 1992 segnò la morte del procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e dei suoi cinque agenti della scorta.

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Ma la situazione è in evoluzione e il pompiere poco dopo capisce che si tratta di qualcosa di diverso. Una nuova tragedia ha avuto luogo oggi nella galleria del San Gottardo attorno alle 9.20 del mattino.

Per gli indagati infatti si profila il reato di procurata inosservanza della pena aggravato dall'agevolazione mafiosa. Nel corso dell'operazione sono state sequestrate armi, munizioni, pc, agende, registrazioni di cassa e tutto il materiale che si ritiene possa in qualche modo contribuire a fornire indicazioni utili per la cattura di Messina Denaro. "Moduliamo la nostra attività investigativa adattandola ad un contesto che continua a proteggere il latitante, ben oltre la cerchia dei parenti stretti e controllando i conti e le attività di chi, presumibilmente, garantisce ancora flussi di denaro necessari alla latitanza". Un "bottino" da sette milioni di euro in cui rientrano quattro imprese edili e vitivinicole, 67 immobili tra ville e terreni, e quattro auto.

Proprio il collaboratore di giustizia ha accusato in passato il 55enne Vito Cappadonna, un altro dei 30 indagati di oggi, di avere avuto contatti con Matteo Messina Denaro, di averlo ospitato in casa e di avere interessi nella gestione di un calzificio con Saro Allegra, cognato del boss latitante.

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