Roma, l'ex sindaco Marino condannato a 2 anni per peculato

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L'ex sindaco Ignazio Marino, in appello, è stato condannato per il caso degli scontrini, a due anni di reclusione. Anche nel corso del processo di appello ha chiesto la parola per una difesa in prima persona. Nella stessa occasione è stato disposto anche il risarcimento, da liquidarsi in separata sede, a favore di Roma Capitale (l'ente che nel 2010 ha sostituito il Comune di Roma) costituitasi parte civile nel procedimento.

È durata poco più di due ore la camera di consiglio dei giudici della III sezione della corte d'Appello che ha visto la condanna di Marino. Tutti appuntamenti che Marino ha saldato utilizzando la carta di credito che gli era stata rilasciata dal Campidoglio. Marino è stato invece assolto per la Onlus Imagine e l'accusa di aver dato compensi a collaboratori fittizi. Il caso degli scontrini, che costò all'ex sindaco la sfiducia da parte del suo partito, il Partito democratico, e le conseguenti dimissioni riguarda 56 rendiconti di spese in totale, soprattutto cene.

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"La sentenza di condanna appare priva di qualsiasi fondamento razionale e giuridico", dichiara il professor Enzo Musco, avvocato difensore di Ignazio Marino. "Non posso esimermi dal rilevare come questa condanna condizioni la formazione delle liste per le imminenti elezioni politiche e quindi i relativi risultati".

Circostanza ribadita anche oggi di fronte ai giudici. In pratica i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il Sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza ma solo incontri privati. "Non posso non pensare - prosegue Ignazio Marino - che si tratti di una sentenza dal sapore politico proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio. Con lo Studio Musco continuerò la mia battaglia per la verità e la giustizia in Cassazione".

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