Libia, doppio attacco a Bengasi: 33 morti, oltre 70 feriti

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Ieri sera nella città di Bengasi, Libia, 2 autobombe hanno ucciso oltre 33 persone e una settantina di feriti, ma il numero delle vittime potrebbe aumentare considerato che molti feriti sono stati ricoverati in condizioni gravissime.

Due autobombe piazzate, una fuori da una moschea e l'altra poco distante, davanti all'ufficio passaporti di Bengasi, in Libia.

Diritti tv, cinque le buste con offerte presentate in Lega
Nello stesso giorno verranno aperte le buste con le offerte degli operatori "tradizionali". Il gruppo di Cologno, riferisce la fonte, si è fatto avanti solo con 200 milioni di euro.

Non a caso, tra le vittime si registrano alcuni dei vertici del Lybian National Army come Ahmed Alfaytori, capo delle Unità investigative.

L'attentato è stato attribuito a Shura Council of Benghazi Revolutionary, una coalizione di milizie integraliste islamiche tra cui la più nota è Ansar al-Sharia ma che comprende anche la brigata 17 Febbraio, la brigata Rafallah al-Sahati e altri gruppi terroristici. Obiettivo degli attentatori sarebbe stato un altro leader militare, il generale Mahdi Falah, direttore del controspionaggio dell'intelligence libico, rimasto ferito nell'attentato. I fedeli coinvolti nel sanguinoso attentato, avvenuto intorno alle 20:20 ora locale, stavano uscendo dalla moschea Baiat al Ridwan, nella zona del quartiere di Al Salmani, non lontano dalla zona portuale. La città della Cirenaica infatti, da oltre tre anni, fa da scenario a un perpetuo e violento conflitto tra l'esercito del generale Khalifa Haftar e gli integralisti islamici. Haftar aveva riconquistato Bengasi grazie anche al supporto francese, nell'ambito di quella che chiama "Operazione dignità", ovvero l'eliminazione dalla Libia delle forze islamiste, il fronte opposto di quella guerra civile che ha fatto precipitare il Paese nel caos dopo la cacciata di Mu'ammar Gheddafi, nel 2011.

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