Terrorismo, arrestati padre e figlio egiziani: rimpatriata la madre

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Le indagini, iniziate nel febbraio del 2017, dalle Digos di Milano e Como, hanno interessato un cittadino bosniaco, residente in provincia di Como, inserito nella "lista consolidata" dei foreign fighters e returnees, poiché partito nel giugno del 2014 per affiliarsi alle forze miliziane jihadiste anti governative.

I mandati di arresto sono stati spiccati nei confronti di Sayed Fayek Shebl Ahmed, nato a Il Cairo, e Saged Sayed Fayek Shebl Ahmed, nato a Zenica e latitante. "Per loro era un orgoglio", ha proseguito il magistrato. E ad alcuni amici avrebbe detto di essere stato costretto a recitare la sceneggiata con la polizia per salvarsi la schiena.

Nobili ha riportato che il padre mensilmente "Inviava al figlio 200 euro per il suo mantenimento in Siria", mentre denigrava il figlio minore "chiamandolo 'cane' perché frequentava ragazze occidentali e aveva sposato un'italiana". Con provvedimento del ministro dell'Interno è stata altresì rimpatriata, per motivi di sicurezza personale, una cittadina marocchina di 45 anni, moglie e madre dei due.

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Il capofamiglia, inoltre, negli anni '90 è stato un mujaheddin in Bosnia prima di arrivare in Italia e lavorare come saldatore. Il giovane, infatti, si troverebbe in Siria a combattere per la jihad. La Questura ritiene ci siano "ragionevoli motivi perchè possa tornare in Italia o in Europa".

A Fenegrò, in una casa popolare del paese, restano gli altri due figli della coppia egiziana-marocchina.

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