Open arms: non ci fanno sbarcare migranti in porto europeo

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La nave è sfuggita ieri all'inseguimento di una motovedetta della Guardia costiera libica che minacciava di aprire il fuoco se i soccorritori non avessero consegnato le donne e i bambini salvati. Per tale ragione è stato chiesto alla Spagna di poter cercare una soluzione anche alla luce di molti casi gravi a bordo della nave. "A causa del rifiuto di farci attraccare in un porto Europeo, il nostro team medico richiede l'immediata evacuazione dei malati più gravi a bordo". Lo stesso Manconi nelle passate ore aveva riferito di aver parlato con il ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio ed aveva spiegato: "la Guardia costiera italiana ha comunicato alla nave che deve essere il governo spagnolo a chiedere al governo italiano la concessione di un porto dove approdare".

"Navighiamo da ieri verso nord in attesa di istruzioni" sottolinea Oscar Camps, uno dei responsabili della nave. Solo da poco la situazione si va tranquillizzando, ma rimane da fare una considerazione assai preoccupata: è la quarta volta che i libici, violando le regole del diritto internazionale, interferiscono con l'attività di soccorso delle Ong. L'ong, su indicazioni della sala operativa di Roma, aveva individuato inizialmente un gommone alla deriva, con 117 persone finite in acqua. I libici pretendevano che l'equipaggio delle lance consegnasse donne e bambini, altrimenti avrebbero fatto fuoco sui volontari. Una richiesta che la ong ha respinto.

Neonata trovata morta tra i rifiuti
L'attività è stata immediatamente bloccata all'interno dell'azienda che raccoglie rifiuti da vari centri delle Marche. A fare il macabro del corpicino straziato rinvenimento è stato uno degli operai, che ha subito dato l'allarme.

Ha tenuto in ostaggio anche una neonata "in gravissime condizioni" il caso diplomatico che si è aperto ieri nel Mediterraneo: lo conferma all'agenzia DIRE Lorenzo Leonetti, cooperante italiano a bordo della nave dell'ong Proactiva Open Arms che ha tratto in salvo oltre 200 persone a largo della Libia.

E conclude: "Chiediamo quindi al governo italiano e al ministero dell'Interno di farsi carico di queste persone prima che sia troppo tardi, per evitare tragedie come quella del ragazzo eritreo morto di fame subito dopo lo sbarco a Pozzallo.O siamo davvero arrivati alla chiusura dei porti?".

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