Tim, Elliott apre la sfida a Vivendi (Corriere della Sera)

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In una lettera agli azionisti pubblicata oggi, il fondo Elliott spiega di detenere "oltre il 3% delle azioni ordinarie" di Telecom Italia.

Elliott ritiene che i sei candidati che ha proposto per il Cda possano conferire al consiglio il potere di correggere "la persistente sottovalutazione del titolo che è innegabilmente presente in Tim. In qualità di azionista, Elliott è entusiasta del fatto che rappresentanti" del livello che ha proposto in sostituzione di quelli indicati dai francesi si siano resi disponibili per "portare nuove prospettive e responsabilità al consiglio di amministrazione". Il manifesto sottolinea come "un cda realmente indipendente sia necessario per migliorare sia la governance, sia la performance di Tim".

"Tim - si legge nella nota inviata agli azionisti - ha una posizione unica nel mercato italiano ma anche impedimenti alla creazione di valore derivanti dalla leadership di Vivendi".

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Il fondo Elliott esplicita il suo piano su Telecom Italia criticando duramente la gestione Vivendi che, a suo parere, ha causato problemi di governance, una bassa valutazione titolo e una strategia poco chiara. Oltre al rinnovamento dello governance, Elliot punterebbe alla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie e alla scissione proporzionale della rete, con attribuzione ai soci Telecom delle quote della newco nella quale è destinata la rete che verrebbe quotata.

Tim ha ricevuto dai soci Elliott International, Elliott Associates e The Liverpool Limited Partnership richiesta di integrazione dell'ordine del giorno dell'assemblea con la richiesta della revoca di sei amministratori nominati da Vivendi: Arnaud Roy de Puyfontaine, Hervé Philippe, Frédéric Crépin, Giuseppe Recchi, Félicité Herzog e Anna Jones. Ecco chi sarebbero invece i 6 nomi di amministratori "graditi" ad Elliott di cui si discuterà l'accesso nella prossima assemblea: l'ex ad dell'Enel Fulvio Conti, Massimo Ferrari, Paola Giannotti De Ponti, Luigi Gubitosi (ex dirigente Rai), Dante Roscini e Rocco Sabelli. Resta per ora "in fiducia" l'ad Amos Genish, anche lui in quota Vivendi, ma che secondo Elliott potrebbe ancora avere un ruolo importante nelle prossime mosse strategiche nell'azienda di telecomunicazioni italiana.

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