Francia, fermato Sarkozy. Indagini su finanziamenti illeciti

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Lo stato di fermo Oltralpe dura fino a 48 ore: al termine, Sarkozy potrà essere portato davanti al magistrato. Non è la prima volta che Sarkozy si troverebbe nei guai per vicende elettorali, già nel 2012 infatti, era stato rinviato a giudizio per aver speso quasi 20 milioni in più rispetto alla soglia dei 22,5 milioni consentiti.

Le indagini subirono un'accelerazione quando, nel 2016, l'intermediario libico Ziad Takieddine affermò di avere trasportato a Parigi 5 milioni di euro in contanti tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007.

Lo dichiara Fabrizio Cicchitto Parlamentare di Civica Popolare ed ex presidente Commissione Esteri Camera dei deputati. Sarkozy ha presentato appello come la maggior parte degli altri 13 imputati accusati di fatture false destinate a nascondere il superamento del massimale di spesa. Tra gli indagati il suo ex consigliere Patrick Buisson, l'ex capo di gabinetto Emmanuelle Mignon e l'ex ministro dell'Interno Claude Guéant.

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A parlare a vario titolo di finanziamenti libici a favore di Sarkozy, in questi anni, sono stati anche Abdullah Senussi, ex numero uno dei servizi segreti militari della Libia, e Choukri Ghanem, ex ministro libico del Petrolio.

In quelle telefonate, Sarkozy-Bismuth e Herzog parlavano molto e sempre degli stessi argomenti: le agende, soprattutto quelle agendine, con i segreti di tre inchieste che bruciavano, anche se in quella Bettencourt per il presidente era arrivata nel frattempo l'archiviazione. I giudici, però, di Bordeaux hanno lasciato cadere l'accusa, considerata "debole", senza aspettare la decisione della Corte di cassazione.

Nel maggio 2012, il sito d'informazione Mediapart pubblicò alcuni documenti libici che provavano l'arrivo da Tripoli di ingenti capitali nelle tasche di Sarkozy. Al giornalista David Pujadas che dinanzi a milioni di telespettatori lo interrogò sull'ipotesi mazzette, l'ex presidente sbottò: "Tutto questo è indegno, siamo sulla rete pubblica".

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