Facebook, sono 87 milioni i profili usati da Cambridge Analytica

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In queste ultime settimane Facebook è agli onori della cronaca a causa dell'annoso problema sulla privacy, uno degli aspetti del social network da sempre più spinosi, dibattuto e che crea polemiche oltre che tanta, troppa disinformazione. Facebook si è dato 7 giorni di tempo per valutare il feedback degli utenti e poi definire la forma definitiva delle regole che dovranno poi essere accettate da tutti gli iscritti.

Tra gli 87 milioni di profili interessati, 214 mila sarebbero italiani, riconducibili ai 57 utenti che avevano installato l'applicazione di Kogan e la loro rete di amicizie.

"Diremo anche alle persone se le loro informazioni potrebbero essere state condivise in modo improprio con Cambridge Analytica", ha sottolineato il manager di Facebook. Dall'indagine è risultato che Facebook ne ha tenuto una copia di quei video.

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Il Garante per la Privacy italiano, Antonello Soro, intende raccogliere ulteriori elementi per una piena valutazione del caso e il prossimo 24 aprile riceverà Stephen Deadman, Deputy Chief Global Privacy Officer del social network. Tutti i dati raccolti da thisisyourdigitallife sono finiti nelle mani di Cambridge Analytica che li ha utilizzati per le proprie ricerche di mercato. Seguiranno mesi difficili per l'azienda di Zuckerberg; per molti questo è solo il primo passo verso l'abbandono da parte degli utenti ma al momento è impensabile poter già mettere la parola fine a questa piattaforma. "Vogliamo spiegare, in un linguaggio più semplice, i servizi che offriamo", così Egan e Beringer, VP di Facebook, spiegano lo scopo di questa operazione. Non ci sono grandi cambiamenti, ma Facebook ha voluto spiegare più dettagliatamente come utilizza i dati degli utenti e quali sono le contromisure adottate per proteggere le informazioni personali. I casi più eclatanti, però, sono stati senza dubbio l'acquisizione di altri social, come WhatsApp e Instagram, che di fatto sono diventati dei 'satelliti' di Facebook.

In questo modo, alcuni degli strumenti più diffusi e delicati della piattaforma dovrebbe consentire una maggior sicurezza per le informazioni personali, lititando la quantità di dati fornita alle app di terze parti. In futuro, solo le applicazioni che accetteranno i nuovi "requisiti rigidi" di Facebook saranno in grado di utilizzarle del tutto.

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