Contrattacco della Cina alla Guerra Commerciale

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Nella notte Donald Trump ha alzato il velo su una nuova ondata di dazi mirati contro Pechino, che dal canto suo ha risposto nel giro di pochissime ore con l'imposizione di pesanti tariffe su 106 specifici prodotti statunitensi. Anche la Deutsche Bank ha messo in guardia Washington ieri, evidenziando che gli interessi americani in Cina sono molteplici e soprattutto legati al mercato tecnologico. Sì, l'equivalente dell'imposizione per venditori che non hanno stabile organizzazione, limitato alle imposte indirette. Wall Street non ha certo apprezzato tali decisioni, anzi la reazione è stata pessima e questa atmosfera di instabilità sappiamo essere decisamente controproducente per gli investimenti. Per parte sua il presidente Usa Donald Trump parla di "una relazione molto buona con la Cina che vogliamo mantenere", ma "dobbiamo fare qualcosa di netto per ridurre il deficit". Dean Garfield, direttore dell'Information Technology Industry Council, ha definito "irresponsabile e destabilizzante l'annuncio di dazi per altri 100 miliardi di dollari sui prodotti cinesi" mentre la National Retail Federation ha accusato la Casa Bianca di "giocare con il fuoco con l'economia". Secondo le fonti del quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, Xi terrà un discorso incentrato sull'apertura al libero commercio, sottolineando che Pechino si impegnerà nella creazione di porti di libero scambio nelle province cinesi "più liberi di quelli esistenti". Sinora Trump e la sua amministrazione hanno steso una lista di 1.133 prodotti su cui gli Usa applicheranno dazi alla Cina per il 25%.

Di Maio al Pd: "Sotterriamo l'ascia di guerra"
Ha avuto contatti con il dem Maurizio Martina "in occasione dell'elezione del presidente della Camera ed è sempre stato un confronto franco".

Ma Sharp Eyes non sarà il solo strumento di controllo nelle mani del partito comunista cinese, visto che è già in fase avanzata di test un progetto pilota che prevede l'assegnazione di "crediti sociali" ai cittadini che viaggiano: persone dal passato problematico o considerati "provocatori" dallo stato si vedranno i loro crediti decurtati, e in seguito non potranno acquistare biglietti per treni o aerei con facilità. Trump pare quindi sbagliare bersaglio, quando si rivolge ad Amazon per chiederle di pagare l'imposta sulle vendite, il cui buco è stimato a livello nazionale in 26 miliardi di dollari per effetto della sentenza della Corte Suprema del 1992.

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