Duro colpo per la "rivoluzione Foodora": respinto il ricorso dei riders licenziati

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Il Tribunale del lavoro di Torino ha respinto il ricorso, primo del genere in Italia, dei sei rider di Foodora che avevano intentato una causa civile contro la società tedesca di food delivery, contestando l'interruzione improvvisa del rapporto di lavoro dopo le mobilitazioni del 2016 per ottenere un giusto trattamento economico e normativo. Sentenza storica destinata ad incidere profondamente sul mercato del lavoro italiano, per un motivo molto semplice: l'innovazione digitale è un fenomeno inarrestabile e con essa l'ulteriore sviluppo della gig economy. "Da un lato manca l'obbligo di lavorare e dall'altro l'obbligo di far lavorare". "Nella vicenda Foodora c'è stata una discriminazione, un comportamento lesivo della dignità dei lavoratori", aggiunge dice Druetta. E' lo stesso avvocato Druetta a spiegare come i rider Foodora fossero sottoposti a continui controlli "come se avessero un braccialetto elettronico", parlando di "un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato", sebbene fossero inquadrati come collaboratori autonomi.

Sarà, ma per i diritti dei lavoratori Foodora era scesa in campo persino l'Ue, che aveva chiesto contratti di lavoro più trasparenti, maggiori diritti e retribuzioni adeguate. "Al datore di lavoro on interessavano le esigenze o le condizioni di salute dei fattorini, che erano in una posizione di sudditanza anche psicologica", spiega l'avvocato Giulia Druetta. "Il superiore rispose che gli spiaceva, ma che aveva bisogno di tutti i rider per l'intero turno". Dopo la lettura della sentenza, i fattorini presenti in aula sono rimasti in silenzio, mentre non hanno taciuto i loro avvocati. A parlare è l'avvocato Sergio Bonetto. "E' come se tutte le battaglie combattute negli ultimi ottant'anni non contassero più nulla". È vero che il sistema di Foodora tende a premiare i fattorini che ricevono delle valutazioni positive dal cliente, ma anche che parliamo di un meccanismo che comporta molte storture: "Se io rompo una birra, per me è meglio ricomprarla che dirlo all'azienda, perché verrei penalizzato", ha raccontato a Repubblica un fattorino di Deliveroo, il principale concorrente di Foodora. "Non c'è scritto da nessuna parte che il rider deve offrire una disponibilità minima", ha spiegato Girgenti.

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Anche perché, e una buona parte dell'assurdo è qui, i fattorini sono assunti come lavoratori autonomi, pur non avendo alcuna libertà di scegliere turni e consegne e essendo invece monitorati continuamente in ogni spostamento. I sei lavoratori erano stati licenziati impedendo loro di accedere alla piattaforma che smistava gli ordini e ora chiedono giustizia.

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