Amianto all'Olivetti: assolti tutti i manager, sentenza ribaltata

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Tutti assolti perché il fatto non sussiste.

Oggi la Corte di Appello ha rovesciato il verdetto di primo grado che aveva condannato gli imputati per le morti causate dall'amianto alla Olivetti. In primo grado i fratelli De Benedetti erano stati condannati a 5 anni e 2 mesi per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose. Non è escluso che il processo possa approdare in Cassazione. "Ma se emergeranno dei profili per l'impugnazione, la impugneremo", ha commentato all'Ansa, Carlo Maria Pellicano, uno dei magistrati che hanno sostenuto la pubblica accusa. Nel 2012 c'era già stato un processo al termine del quale la Corte di Appello di Torino aveva condannato un ex dirigente della Olivetti: nelle motivazioni aveva scritto che a Ivrea erano stati "violati i principi basilari della sicurezza e igiene del lavoro". "E daremo battaglia". "Per ora - ha concluso - noi e la difesa siamo sull'1-1". In una nota Carlo De Benedetti si era detto "amareggiato per il rinvio a giudizio" e convinto "che il processo stabilirà la sua totale estraneità".

I lavoratori erano tutti dipendenti dello stabilimento eporediese della Olivetti e sarebbero tutti stati esposti all'amianto, questa la causa della malattia che li avrebbe poi portati alla morte. Egli infatti, era stato condannato in primo grado a 1 anno e 11 mesi. Di fatto, i dirigenti sono considerati responsabili penalmente solo per i primi anni di esposizione del lavoratore all'amianto.

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Buone notizie arrivano anche per la disoccupazione , prevista in discesa al 10,9% quest'anno e al 10,6% il prossimo. Madrid e Atene sono, però, alle prese con tassi di disoccupazione molto più elevati di quello dell'Italia .

Sarebbe stata la (presunta) controversia scientifica sul tema del cosiddetto "effetto acceleratore" nelle malattie provocate dall'amianto a far cadere le accuse. E la comunità scientifica - negli anni '70 - fu unanime nel dichiarare i legami tra amianto e mesotelioma.

"La Corte di Torino è stata coraggiosa nel distruggere questa sentenza ingiusta e ha reso giustizia a tutte le persone" condannate in primo grado. I giudici hanno condannato le parti civili, compreso il Comune di Ivrea, al pagamento delle spese processuali. "E quindi la giurisprudenza non può tenerne conto".

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