Brescia. Sana Cheema sgozzata dal padre e dal fratello

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La motivazione era che voleva vivere secondo i costumi occidentali, sovvertendo le tradizioni e i costumi pakistani. Ma evidentemente i secoli bui non sono ancora finiti: e così padre e fratello di Sana l'hanno punita con la morte per il suo gesto considerato "blasfemo". "È stata aperta un'inchiesta dalla Procura del distretto dove la ragazza è morta. Andava in Pakistan per organizzarle il matrimonio" ha raccontato il proprietario di un negozio di frutta e verdura nel palazzo dove Sana aveva abitato fino a novembre.

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La giovane, da pochi mesi, aveva aperto in via Berchet la Sana Driving License, agenzia con cui aiutava gli stranieri a sbrigare pratiche e burocrazia per conseguire la patente di guida. Il padre ci faceva vedere le fotografie di quelli che potevano essere i mariti della figlia. La tragica storia è stata rivelata dal Giornale di Brescia nell'edizione di oggi. "Al momento la certezza è che il padre e il fratello di Sana non sono arrestati", ha aggiunto parlando con la stampa e con la cinquantina di connazionali presenti. "Lo faremo", ha tagliato corto il segretario. "In Pakistan non c'è giustizia", ha affermato un amico della 25enne che abita nello stesso quartiere a Brescia. Gli inquirenti italiani sono in contatto con le autorità pakistane per avere chiarimenti. "Il Governo del nostro Paese - ha detto invece Asif - vuole approfondire la vicenda e capire la realtà dei fatti anche se non è mai stata fatta alcuna denuncia sulla morte di Sana".

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