Trump: 'A Londra niente armi, ma dai coltelli tanto sangue'

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Non va dimenticato che la lobby delle armi è stata fra i maggiori sostenitori di Trump in campagna elettorale tanto che, nel 2016, arrivò a sponsorizzare alcuni spot dell'allora candidato repubblicano in ben tre Stati (Ohio, North Carolina e Pennsylvania) dove il futuro presidente avrebbe poi ottenuto altrettante vittorie. Troppe sparatorie nelle scuole?

Per Trump la questione è piuttosto semplice: "Il Secondo Emendamento (alla Costituzione americana) non sarà mai in pericolo finché sarò presidente". Il tycoon ha insistito sugli insegnanti da addestrare e armare, sulla presenza di guardie armate, sul rafforzamento dei controlli sui precedenti di chi acquista armi e sulla necessità di togliere le armi alle persone pericolose, comprese quelle con problemi mentali.

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Trump ha poi rilanciato le sue proposte per rafforzare i controlli sulle armi, illustrate all'indomani della strage di Parkland, di cui ha voluto ricordare le vittime, i sopravvissuti e le loro famiglie. Insomma, sembra che gli interessi delle lobby delle armi, negli Usa, contino più di ogni altra cosa.

La convention di Dallas ha anche offerto a Donald Trump l'occasione per parlare di Russiagate ("una caccia alle streghe, una vergogna") ed economia, con il calo della disoccupazione al 3,9%, ovvero ai minimi da dicembre 2000. Nel suo mirino finisce ancora una volta il procuratore speciale Robert Mueller. Londra non è abituata e ci si sta abituando. Il giudice federale ha infatti criticato neanche troppo velatamente Mueller affermando che l'imputazione di Manafort serve come "leva" per ottenere informazioni su Trump e che non vede quale relazione abbiano le accuse con l'indagine sul Russiagate. "Sono fra i risultati migliori di sempre" ha detto il presidente americano, implicando che il miglioramento del mercato del lavoro è legato alle sue politiche, e in particolare alla riforma delle tasse da 1.500 miliardi di dollari che sta aiutando le imprese e quindi gli investimenti.

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