Mattarella: "Einaudi rinviò al Parlamento leggi senza copertura"

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Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955, Senatore del Regno fin dal 1919 e quindi Senatore della Repubblica, Einaudi è stato membro dell'Assemblea costituente, docente universitario, Governatore della Banca d'Italia (1945-1948).

"Le osservazioni al governo non avevano mai "indole di critica, sibbene di cordiale collaborazione o di riflessioni comunicate da chi, anche per ragioni di età, poteva essere considerato un anziano meritevole di essere ascoltato". "Quello che il presidente Mattarella ha voluto sottolineare - ha concluso Luciano Monti - è che, al di là di questi terribili eventi, è la Democrazia ad aver vinto".

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Quella di Luigi Einaudi - aggiunge Mattarella - fu una presidenza "tutt'altro che notarile": lo sottolinea il Capo dello Stato. Dopo le elezioni del 1953 il presidente "non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Democrazia Cristiana", e nominò un esecutivo "di pochi mesi, che portò al chiarimento politico con la formazione di una maggioranza tripartita che governò fino alla scadenza del settennato dello stesso Einaudi".

Più crescono le preoccupazioni in Europa, in particolare fra Berlino, Bruxelles e Parigi, per le trattative di governo in corso a Roma fra grillini e leghisti, più sale paradossalmente nei palazzi tipici della politica, quali sono quelli del Parlamento, il sollievo per come procede l'incarico che il segretario della Lega Matteo Salvini, rigorosamente in maniche di camicia, si è dato da solo dopo una sessantina di giorni di crisi, informando telefonicamente il presidente della Repubblica, che glielo aveva negato. A tracciare carattere e operato di Einaudi e gli obiettivi della Fondazione Luigi Einaudi a lui dedicata sono stati lo storico Massimo Salvadori e il presidente della Fondazione Einaudi Enrico Filippi. "Einaudi appare fortemente segnato dal timore del ritorno di spinte all'autoritarismo, in una dimensione che i commentatori odierni potrebbero riferire alla sconsiderata formula - pur inconsistente e insostenibile - della "democrazia illiberale". La citazione di Einaudi diventa una sorta di richiamo ai doveri dei politici e al ruolo della politica: "Tu non potrai operare a tuo piacimento". Così sempre Mattarella citando Einaudi. Einaudi, riferendosi alla prerogativa del sovrano (e, vien da pensare, interrogandosi implicitamente sul ruolo del Presidente della Repubblica), osservava che essa "può e deve rimanere dormiente per lunghi decenni e risvegliarsi nei rarissimi momenti nei quali la voce unanime, anche se tacita, del popolo gli chiede di farsi innanzi a risolvere una situazione che gli eletti del popolo da sé, non sono capaci di affrontare". Forse a qualcuno sono fischiate le orecchie, forse qualcuno ha ricordato le parole del capo dello Stato di lunedi' scorso sul governo neutro e di servizio. "Se tu vorrai mutare codeste norme, dovrai prima riflettere a lungo, dovrai ottenere il consenso di gran parte dei tuoi pari, dovrai tollerare che taluni gruppi di essi, la minor parte di essi, ostinatamente rifiutino il consenso alla mutazione voluta dai più".

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