Fabio Aru rende onore a Yates

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Un giorno negativo in 21 tappe può capitare. "Altre motivazioni non ce ne sono".

"La salita di domani sarà già più adatta a scalatori puri, mi attendo di ricevere ulteriori segnali di crescita", conclude il sardo della Uae Emitates, parlando del finale della frazione di domani, il cui epilogo è posto sul Gran Sasso, a Campo Imperatore, dove nel 1999 vinse Marco Pantani e dove Aru è atteso. "Inutile adesso tentare delle ipotesi, tanto non potrei cambiare nulla di quanto ho fatto finora. In una corsa di tre settimane possono succedere tante cose, basta ricordare quello che fece due anni fa Nibali, che vinse quel Giro ribaltando la classifica nelle ultime due tappe di montagna".

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Il 25enne britannico lungo i 26 chilometri della scalata finale, la più lunga della 101esima edizione del Giro, risponde agevolmente a tutti gli attacchi portati dai principali uomini di classifica e poi regola autorevolmente allo sprint un quintetto composto nell'ordine dal francese Thibaut Pinot e dal proprio compagno di squadra, il colombiano Johan Chaves, il primo italiano, Domenico Pozzovivo, quarto e la rivelazione ecuadoregna, Richard Carapaz, quinto. "Non sono d'accordo, la squadra ha lavorato molto bene". Come ha scritto Pier Bergonzi nell'editoriale sulla Gazzetta di oggi, vincere una tappa in rosa è un evento raro ed è anche un marchio di garanzia sulla maglia di chi ci riesce. Quindi Simon Yates è in questo momento l'uomo forte del Giro, a pieno titolo. "Prima di tutto non andare nel panico, poi vedere che cosa ci suggerirà la strada". Ma non basterebbe per giudicare positivamente il Giro del talento di San Gavino Monreale.

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