Migranti, è scontro tra Italia e Francia

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"Sono stufo dei bambini che muoiono nel Mar Mediterraneo perché qualcuno in Italia li illude che c'è" un futuro, "sono stufo dei morti di Stato".

Quella cui assistiamo in questi giorni è una stupida battaglia tra Paesi europei che si devono confrontare con una cruda verità: la povertà di un'Africa, dove il reddito medio pro capite non supera i 3.500 dollari pro capite. Perché cominci a invertirsi la tendenza migratoria bisogna superare, secondo gli esperti, la soglia dei 5mila dollari.

Una guerra tra populismi, italiano e francese, sulla pelle dei migranti. Null'altro. Da parte sua Masset, da Milano, ha sottolineato che la relazione fra Italia e Francia è "meravigliosa, solida e forte" e i due Paesi affrontano "sfide comuni, tra le quali l'immigrazione", sulle quali "dobbiamo lavorare insieme e rafforzare questo lavoro comune".

La Francia di Sarkozy aveva preparato il terreno ospitando a Parigi nei mesi precedenti uomini di vertice del regime. Conte fa bene a non andare in Francia "se non ci sono scuse ufficiali", dice. Macron contro Salvini. Il bersaglio dell'inquilino dell'Eliseo d'altronde è stato lui, il leader del Carroccio, fin dall'inizio.

Ma anche l'Italia ha una colpa grave. Ci siamo dimenticati di essere uomini. "Chi partì per bombardare la Libia?" Parigi ha decisamente sostenuto in Cirenaica il generale Khalifa Haftar (appoggiato anche da Egitto, Russia e Emirati) contro i fragili governi di Tripoli legittimati dalla comunità internazionale.

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La Roma ha dimostrato anche quest'anno che può starci benissimo, al livello delle top e quindi c'è da ripetersi. Discorso diverso per Lorenzo Pellegrini .

Macron ha denunciato "il cinismo" e "l'irresponsabilità" del governo italiano, invitato dal ministro degli esteri francese a ritornare sulla sua decisione di chiudere i porti come se la Francia non potesse fare niente e l'Unione non avesse nulla da rimproverarsi.

Ecco come stanno le cose. Ma questa maggioranza non fa politica-tweet. È inammissibile fare della piccola politica su delle vite umane.

Non è questione di buonismo o generosità, ma di diritto umanitario.

L'Italia è quindi stata costretta in questi anni a negoziare con il governo di Tripoli ma soprattutto con le milizie per frenare i flussi migratori. Ma l'ultimo, proprio l'ultimo che può imputare questo all'Italia è il presidente francese: al confronto di Macron, in tema di accoglienza, Salvini e Toninelli sono due romantici utopisti.

L'Unione europea e la Nato dovrebbero quindi prima di tutto tentare di stabilizzare la Libia e l'Africa subsahariana (cosa che in parte fanno francesi e americani con le missioni militari in Mali e Niger) ma per ora nessuno ha intenzione di farci questo favore: mentre in Siria sono presenti ufficialmente tutti gli eserciti del mondo, la Libia viene lasciata alla sua deriva che si infrange con il suo carico tragico di migranti sulle nostre sponde. Certo, il flirt è durato poco, annegato nel fallimento del G7 in Canada, ma intanto c'è stato. E noi purtroppo possiamo recriminare fino a un certo punto.

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