Pensioni più basse dal 2019, ultimissime all'11/6: in GU nuovi coefficienti

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Il rischio è infatti che, pur andando in pensione prima, gli assegni risultino più bassi: la causa di questo è il ricalcolo contributivo di quanto versato tra il 1996 e il 2011. Lo ha stabilito il dm del 15 maggio del ministero del lavoro, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, che ha fissato i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi dal 2019 al 2021. Fornero ha sempre rivendicato la necessità di quell'intervento.

Questa procedura - ad oggi - è stata attuata ogni tre anni.

Ma cos'è e come funziona questa uscita anticipata dal lavoro?

Sui redditi da impresa, su quelli immobiliari, su quelli da capitale tutte flat tax, tassazione piatta che non cresce in percentuale al crescere del volume del reddito. Ma cosa potrebbe significare tutto ciò?

Dai dati forniti dal quotidiano economico, Italia Oggi, si evince che i pensionati italiani sono sempre più poveri e il loro assegno è alleggerito anche dalla scelta di andare in pensione in anticipo. Dal 2019 la pensione annua sarà inferiore in media di oltre l'1% rispetto a quella di chi è riuscito ad accedervi quest'anno, ma si sfiora il 2% di penalizzazione per le fasce di età più alte.

Dunque, la riduzione complessiva media dal 2009 al 2018 è di circa l'11%. "Rimandando l'accesso alla pensione si incorre nel pericolo di vedere il proprio trattamento calcolato con coefficienti più sfavorevoli e quindi di percepire un assegno più basso".

Si tratta dei coefficienti che moltiplicano il montante previdenziale e che aumentano con l'aumentare dell'età.

Rispetto alla durata massima di 24 mesi della NASpI, le imprese ricorrono spesso anche al calcolo dei versamenti volontari nei successivi periodi di "vacanza contributiva" erogandoli al momento della cessazione del rapporto sotto forma di incentivo all'esodo.

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Un altro elemento da considerare è che tali coefficienti variano in modo direttamente proporzionale in base all'età anagrafica del lavoratore. Considerando le attuali prospettive si tratterebbe di uno sconto considerevole per una larga fetta dei lavoratori ormai avanti con l'età, ma naturalmente questo avrebbe un costo per il Paese. Vuol dire che sono andati in pensione intorno ai 45 anni di età (45 anni!).

Raggiungere l'assegno pensionistico attraverso Quota 100 significherebbe che, a partire dai sessantaquattro anni, per andare in pensione sarebbe sufficiente avere trentasei anni di contributi. In poche parole soltanto chi lavora di più riuscirà a bilanciare gli effetti della revisione.

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57 anni: divisore 23,812; coefficiente 4,2%.

Nel caso di sessantenni: si potrà anticipare di un anno e undici mesi per l'uomo (da 63 e 3 a 61 e 4), e di nove mesi per la donna (da 62 anni e un mese a 61 e 4).

66 anni: divisore 18,455; coefficiente 5,419%.

68 anni: divisore 17,231; coefficiente 5,804%.

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