Brexit, scontro nel governo May per un'uscita "soft": si dimette un ministro

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Al posto di Hunt - completando il mini rimpasto imposto dalle dimissioni di Johnson e del ministro per la Brexit, David Davis - Theresa May ha designato come nuovo titolare del dicastero della Sanità il 39enne Matt Hancock, promosso di recente a ministro della Cultura: poltrona sulla quale viene a sua volta sostituito da stasera da Jeremy Wright, 45 anni, finora attorney general.

Le dimissioni di Johnson sono un altro duro colpo per la premier, che domenica sera aveva dovuto incassare l'addio del ministro per la Brexit David Davis, rimpiazzato da Dominic Raab. Ieri ha dato le dimissioni il Ministro per la Brexit David Davis. Ora però si è aggiunta la nuova grana Johnson. L'ormai ex ministro ha motivato le sue dimissioni sottolineando che "era abbastanza chiaro che io non sostenessi" il piano, considerato "troppo debole. Il Primo ministro ringrazia Johnson per il suo lavoro", ha annunciato in una nota l'ufficio di Theresa May. Anche davanti alla Camera dei Comuni, la premier ha assicurato che garantirà l'uscita dall'Ue, dal mercato unico e dall'unione doganale, ponendo anche le condizioni per una nuova partnership doganale con Bruxelles, per un libero commercio sui beni industriali e agricoli e confini aperti in Irlanda. Lascia anche il ministro degli Esteri Boris Johnson. "I politici vanno e vengono, ma i problemi che hanno creato per le persone restano - ha detto invece il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk - Il caos causato dalla Brexit è il problema più grande nella storia delle relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito, ed è ancora molto lontano dall'essere risolto, con o senza il signor Davis".

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Sono due duri colpi per il governo di Theresa May: la premier sta cercando in tutti i modi di far sì che il partito conservatore trovi l'accordo su una Brexit che, anche dopo il divorzio, mantenga forti legami economici con l'Ue. Dal fronte dei "brexititeers", plausi al gesto "coraggioso e da uomo di principi" di Davis sono arrivati a tamburo battente da deputati come Peter Bone, Andrea Jenkyns e Harry Smith.

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