Salvini-Boeri, botta e risposta: dimettiti. No, i numeri non si fanno intimidire

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"I ministri che il 2 luglio hanno votato il Decreto dignità in Consiglio dei ministri sapevano che stavano votando per la cancellazione di 80.000 posti di lavoro in dieci anni?" Dapprima le accuse ricadono sugli uomini vicini alla squadra dell'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria rispondono alle accuse con un comunicato congiunto.

L'atto di autolesionismo - come è noto - ha innescato grosse polemiche, accrescendo l'insofferenza dei dioscuri contro chi non si allinea tra i cosiddetti burocrati ostacolando il "cambiamento". Spesso non si distingue tra il presidente dell'Inps e il professore della Bocconi.

Al coro di critiche si unisce anche Unimpresa, l'associazione che rappresenta la micro-imprenditoria: "'Il ministro Luigi Di Maio ha mosso una accusa gravissima, senza precedenti: deve immediatamente chiarire chi, a suo giudizio e secondo le informazioni in suo possesso, ha modificato la relazione tecnica al decreto dignità, inserendo informazioni false", chiede la presidente Giovanna Ferrara, in una nota.

A Repubblica: sempre detto ciò che penso. "Perché io posso ammettere tutto ma non posso assolutamente accettare che si arrivi a prendere in giro lo Stato".

Bari, salta la ricapitalizzazione: il club verso il fallimento
Dobbiamo continuare con tutte le nostre forze a lavorare perché a Bari il calcio non finisca in questo pomeriggio di luglio". Il Cesena ha comunicato di aver aderito all'istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica di Forlì .

"La relazione tecnica che accompagna il provvedimento ipotizza infatti che si possano perdere 8mila posti di lavoro per effetto delle misure previste".

Eppure, l'unica colpa di Boeri è di smontare con i numeri le promesse del governo e con i numeri della ragioneria si è scontrato anche Di Maio quando un incauto funzionario del Ministero dell'Economia ha fatto notare che con il decreto dignità andrebbero persi migliaia di posti di lavoro. "Certamente, però, bisogna capire da dove provenga quella manina che, si ribadisce, non va ricercata nell'ambito del Mef". Il capro espiatorio è ormai chiaro. In quel caso, dopo Boeri, il prossimo obiettivo sarà lui. Ma anche ai leghisti, per via dello scontro sulla riforma Fornero. "Le dichiarazioni dei ministri Tria e Di Maio rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e dell'opinione pubblica - fa sapere Tito Boeri in una nota -".

Per il titolare dell'Economia i calcoli dell'Istituto riportati nella relazione sono "privi di basi scientifiche e in quanto tali discutibili".

"Il presidente dell'Inps continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione". "E' importante sottolineare come il decreto dignità sembri essere nato dalla volontà di cancellare, e in fretta, almeno una parte del Jobs Act, per sventolarne lo scalpo presso l'elettorato: e parallelamente di scaricare prima sulla Ragioneria Generale e poi sull'Inps il dato sulla verosimile contrazione dell'occupazione, mentre non è affatto stravagante ritenere che una minore flessibilità porti a una riduzione (peraltro limitata nelle stime) dei posti di lavoro". Boeri quindi evidenzia: "Se invece di urlare al complotto avessero letto bene quello che c'è scritto nella relazione, avrebbero avuto tutti gli strumenti per rispondere agli attacchi dell'opposizione".

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